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venerdì 4 dicembre 2015

Palermo 10 dicembre, Si presenta la silloge “Di notte...” di Anestis Evanghelu (Ed. La Zisa)






“Di notte…”, raccolta di poesie scelte e tradotte da Vincenzo Rotolo, è il titolo dell’opera di Anestis Evanghelu, pubblicata dalle Edizioni La Zisa, che verrà presentata giovedì 10 dicembre, alle ore 17, all’Istituto Gramsci, presso i Cantieri Culturali della Zisa, in via Paolo Gili 4, a Palermo.
Interverranno: Maria Caracausi, Salvatore Nicosia e Vincenzo Rotolo. L’attrice Maria Teresa De Sanctis leggerà alcune poesie dell’autore.

venerdì 17 luglio 2015

Palermo 20 luglio, Si presenta il libro di Italo Angilella, “Nel segno del carrubo”, Edizioni La Zisa




“Nel segno del carrubo” è il titolo del saggio di Italo Angilella, pubblicato dalle Edizioni La Zisa, che verrà presentato lunedì 20 luglio, alle 17 e 30, presso la Fondazione Whitaker di villa Malfitano, in via Dante 167, a Palermo. Oltre all’autore, interverranno Simona Vicari, Giampiero Finocchiaro, Patrizia Alessi e Maria Teresa de Sanctis. L’iniziativa è patrocinata dalla Società Dante Alighieri, comitato di Palermo. 


In libreria: Italo Angilella, “Nel segno del carrubo”, Edizioni La Zisa, pp. 192, euro 15,00 


Adagiata nelle pendici di monte Campanella e all’ombra delle millenarie tombe a tholos, la Milocca narrata Nel segno del carrubo ci aiuta a evidenziare i profondi sentimenti con i quali è più facile e stimolante confrontarsi con l’esistenza traendone la necessaria energia e mettendo a fuoco il legame indiscusso tra l’uomo, la sua terra e la sua tradizione. L’avventura milocchese di mio nonno, dopo le persecuzioni poliziesche del Crispi e la sua perdurante e rivoluzionaria lotta politica nelle campagne, mi hanno sempre affascinato; come pure gli episodi connessi al suo grande movimento di emancipazione di cui oggi mio padre vuole lasciare una testimonianza diretta. (Turi Angilella) 


Italo Angilella nasce a Milocca nel 1931 e si laurea in giurisprudenza nel 1952 presso l’Università degli Studi di Palermo dove vive tuttora. Inquadrato negli organici della Regione Siciliana, è stato successivamente segnalato per il suo distacco presso la Presidenza della stessa per attività connesse alla commissione antimafia dell’Assemblea regionale. Ha curato preziosi collegamenti con la Magistratura e con tutte le Istituzioni regionali per il coordinamento degli interventi nell’attività di difesa delle acque interne in Sicilia. Dell’Autore altre pubblicazioni di settore.

lunedì 15 febbraio 2010

Recensione de “Il prato e il pozzo” di Maria Teresa De Sanctis, ed. La Zisa



“COM’E’ STUPIDO IL MALE” di Augusto Cavadi
“Centonove” 12.2.2010
Secondo la Prefazione di Francesco Gambaro, la raccolta “Il prato e il pozzo” (La Zisa, Palermo 2009) di Maria Teresa De Sanctis contiene “racconti, anche filosoficamente ardui”. Nella misura in cui ciò è vero, è lecito leggerli con gli occhiali del filosofo. Il che significa, innanzitutto, rinunziare a focalizzare l’aspetto linguistico ed estetico, insomma l’aspetto propriamente letterario. Da questa angolazione infatti tutto ciò che ho da notare, da semplice lettore della strada, è che l’autrice mostra una cura insolita della parola. E forse è proprio in questa attenzione al vocabolo e alla costruzione della frase che si annida la differenza fra la scrittura di un ‘pensatore’ e la scrittura di uno ’scrittore’. Alcuni di noi, filosofi per mestiere e per passione, usiamo la lingua; altri, uomini e donne di letteratura, fruiscono della lingua. Altrimenti detto: alcuni ci serviamo della lingua come mero veicolo per dire altro, autori come la De Sanctis servono la lingua per farla risuonare nella maniera quanto più musicale possibile. Chi utilizza la lingua può essere un filosofo o uno scienziato o un teologo, non uno scrittore: solo chi si cura della lingua, per toglierle opacità e farla risplendere, merita d’essere chiamato scrittore (o poeta). Non sono in grado di dire se Maria Teresa sia una ‘grande’ scrittrice, ma so con certezza che appartiene alla famiglia degli scrittori. O, per lo meno, che si candida seriamente ad entrarci. Come negare questo status a chi confida di essere abitata dal “gusto per la parola cercata, inseguita e amata infine”? Ad una autrice che tiene ad evidenziare, nel dettato dei suoi racconti, un “ritmo nascosto” che è “poesia dell’esistenza, del dolore, del mistero”? (Si potrebbe notare che lo stile del giornalista dovrebbe assumere qualcosa della trasparenza comunicativa del filosofo-scienziato senza però rinunciare a qualcosa del fascino evocativo del narratore-poeta: ma è una notazione da chiudere rigorosamente fra parentesi se non si vuole perdere il filo della recensione).Subito dopo aver distinto la scrittura teoretica dalla scrittura letteraria, devo però subito aggiungere che filosofia e poesia non sono alternative ma, di solito, si intrecciano intimamente. La ragione di questo intreccio? Entrambe (se non sono chiacchierologia) vogliono dire la vita. Sono desiderio di togliere il velo all’esistenza. Con una parola abbastanza sputtanata, ma non facilmente sostituibile, cercano verità. E’ la stessa De Sanctis a confessare, nella sua Introduzione, l’origine esperienziale della sua ispirazione fantastica: “Ascolto quel che accade e basta questo per avere sempre qualcosa da raccontare”. Un buon libro di letteratura (che è sempre, come in questo caso, “una prosa che sa di poesia”) vale se ci fa conoscere un po’ meglio la dimensione nascosta, ma profonda, della realtà: esattamente come ogni buon libro di filosofia.Ma, in concreto, in questi brevi racconti, quali sono i temi filosofici toccati? Mi limiterei a sottolinearne due.Primo: l’enigma del dolore, della sofferenza, del male. E’ esagerato affermare che è il filo conduttore di questa antologia, di questo florilegio? No, ma a patto di una precisazione: non è il negativo in generale che sembra ferire direttamente il cuore di Maria Teresa De Sanctis, bensì quel negativo che dipende dalla volontà umana. Non il dolore che possono provocare, innocentemente, un terremoto o un fulmine; bensì il dolore per così dire superfluo che possono provocare uno stupro o un bombardamento aereo. Questo è il male che scandalizza di più e per il quale l’autrice non ha altri aggettivi che: “stupido”. Alla domanda angosciata ed angosciante sul perché del male, poeti e filosofi - in questo affratellati non solo fra loro ma con l’intero genere umano - non hanno risposte. Possono solo spostare la questione dalle cause prime alle prospettive future; dall’eziologia alla teleologia: come contrastare il male, smussarne gli aculei, eroderne la sovranità tracimante?Ma così, passando dalla diagnosi alla terapia, incontriamo un secondo tema del libro (anzi, probabilmente, il tema generatore): il tema dell’amore. Lo so: si ha pudore nel pronunziare un vocabolo tanto inflazionato, ma i poeti devono essere spudorati e ripetere - come fosse la prima volta - ciò che è stato già detto un milione di volte. Per fortuna, anche la De Sanctis è affetta da questa mancanza di pudore e si lascia scappare: “Si vive per questo? Sì, per l’amore, per l’altro, per celebrare la gioia dell’essersi trovati, scoperti e riuniti”.Data la rilevanza del tema, si potrebbe chiudere con l’accenno al l’amore come senso dell’esistere; ma non resisto alla tentazione di una nota in calce sul tema del tempo. Che cos’è il tempo? La filosofia tramanda da secoli la considerazione di sant’Agostino: se nessuno me lo chiede, lo so; se qualcuno mi chiede di spiegarlo, non lo so più. Ebbene, un possibile riflettore puntato sul tempo può farne emergere una delle tante sfaccettature: il tempo come occasione per sperimentare la vita eterna. Noi siamo abituati a pensare che la vita eterna inizia (se inizia) ‘dopo’ la vita terrena, temporale appunto. Ma è così? O non ha forse ragione l’anonimo autore del vangelo tradizionalmente attribuito a Giovanni , secondo il quale la vita eterna o si sperimenta ora o non la si sperimenta mai? In ogni ipotesi, è esattamente quello che sostiene anche l’autrice di questi racconti (che, molto probabilmente, non pensava minimamente a nessuna Scrittura sacra) quando scrive che “il mistero del tempo” è “sentirsi così vicino all’eterno, al supremo, al sublime”. Per l’evangelista e per la scrittrice palermitana molto ‘laica’ l’eternità non è nessuna fuga ultra-fisica: è sperimentare l’estasi dell’amore. E’ la nostra vita terrena non ‘quantitativamente’ estesa nel tempo, bensì ‘qualitativamente’ intensificata in alcuni momenti apicali che ci strappano alla impermanenza e alla transitorietà. Un personaggio di de Crescenzo l’ha espresso in maniera scanzonatamente napoletana: visto che non possiamo allungare la vita, cerchiamo almeno di allargarla.

lunedì 11 gennaio 2010

Palermo 13 gennaio, Augusto Cavadi presenta il libro "Il prato e il pozzo" di Maria Teresa De Sanctis (ed. La Zisa)


Il 13 gennaio alle ore 17
a Palermo
presso la Sala delle lapidi a Palazzo delle Aquile
Augusto Cavadi, scrittore e filosofo
presenterà

"Il prato e il pozzo"
racconti
di Maria Teresa de Sanctis
(ed. La Zisa - www.lazisa.it -, pp. 64, euro 7)

l'autrice Maria Teresa de Sanctis

leggerà alcuni brani accompagnata
dal chitarrista Ivan Cammarata, autore delle musiche originali

« ...I protagonisti di questi racconti: attraversati da quell’atroce dualità che è la coincidentia oppositorum. Il dono della vita è anche una ferita e “la morte soltanto vince la morte”. I protagonisti di questi racconti: inventati e inventati per essere veri.. ». (dalla prefazione di Francesco Gambaro)