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martedì 13 novembre 2018

Viene dall’Africa la prima «Dichiarazione» sui diritti umani. La prefazione di Cécile Kyenge a un libro che narra il dramma dell’allontanamento dalla propria terra (Riforma, 26 ottobre 2018)




Il testo che segue è la presentazione, a firma di Cécile Kashetu Kyenge, eurodeputata ed ex ministro, al libro I mocassini di ‘Īsā, di Valentina Vivona. Palermo, La Zisa, 2018, pp. 92, euro 9,90.

Il dolore di partire con il ritorno nel cuore. Il dolore che ci costringe a lasciare la nostra terra. Il dolore del viaggio. Un dramma che porta con sé, però, la speranza racchiusa nel significato della vita stessa che torna alla luce. Queste pagine ci accompagnano nel lungo percorso umano di chi migrando ha cercato la luce: storie di violenza e soprusi di chi è sfuggito ai propri carnefici. Una narrazione intima, attraverso gli occhi dell’autrice, in un cammino comune, personale, dalla decostruzione di certezze alla costruzione di una nuova consapevolezza e fede verso l’essere umano. I Diritti Umani sono il filo che riunisce il tutto. Nella dignità dell’individuo riscopriamo la nostra dimensione sociale, tornando a essere comunità, membri tutti della famiglia umana. Un concetto racchiuso nel senso profondo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che trova le ragioni della sua universalità nella tensione che ogni comunità e società ha avuto verso questi princìpi.

Fu l’Africa a darci la prima Dichiarazione dei Diritti Umani della storia. Per volere dell’imperatore del Mali, Soundiata KeÏta, già nel 1222 la Carta Manden si rivolgeva ai quattro angoli del mondo, abolendo la schiavitù e sancendo il rispetto della vita umana e della libertà, la giustizia, l’equità, la solidarietà. Nonostante, dunque, violenze, pregiudizi, discriminazioni, schiavitù e razzismo siano sopravvissuti, talvolta nascondendosi dietro la maschera deformante di culture, tradizioni o religioni, i diritti dell’Uomo rimangono inalienabili, tali e immutati. Parte essenziale del nostro essere. Ecco, perciò, che comprendere l’altro assume un diverso significato, diventando la ricerca di sé nel prossimo. L’interazione diventa somma e non sottrazione. In un’epoca di incertezze e smarrimenti valoriali, qual è quella che oggi stiamo vivendo, il viaggio, attraverso cui Valentina Vivona ci conduce, ci insegna la speranza, unico vero motore positivo dell’azione umana.