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giovedì 12 marzo 2026

Le religioni spiegate agli uomini inquieti

 


Le Apologie tornano in libreria grazie alle Edizioni La Zisa: un progetto culturale curato da Davide Romano che, tra ebraismo, islam e cattolicesimo, rilancia il valore del dialogo religioso in un tempo segnato dai conflitti.

 

In un tempo in cui il mondo sembra nuovamente attraversato da fratture profonde, da conflitti religiosi e culturali che attraversano continenti e coscienze, il gesto più rivoluzionario può essere, paradossalmente, quello di tornare ai libri. Non ai libri gridati e polemici che riempiono l’attualità, ma a quei testi silenziosi e profondi che invitano alla comprensione dell’altro. È in questo spirito che la casa editrice Edizioni La Zisa ha deciso di riportare in libreria una collana dimenticata ma straordinariamente attuale: le Apologie, piccoli saggi che raccontano dall’interno le grandi tradizioni religiose dell’umanità.

L’idea editoriale non nasce per caso. A curare la collana è il giornalista e studioso Davide Romano, da anni impegnato nel campo del dialogo ecumenico e interreligioso. In un’epoca in cui il confronto tra religioni viene spesso ridotto a slogan o a contrapposizioni ideologiche, Romano ha scelto una strada più difficile ma anche più feconda: restituire la parola alle fonti, alle voci autorevoli che, già un secolo fa, provavano a spiegare cosa significhi credere, pregare, appartenere a una tradizione spirituale.

È così che riemergono tre opere pubblicate negli anni Venti del Novecento dall’editore Angelo Fortunato Formiggini e oggi riproposte in nuove edizioni agili e accessibili. Tre libri diversi, ma uniti da una stessa intuizione: spiegare una fede non per contrapporla alle altre, bensì per renderla comprensibile.

Il primo è l’Apologia dell’ebraismo di Dante Lattes, figura eminente dell’ebraismo italiano del Novecento. Giornalista, educatore, rabbino e intellettuale militante, Lattes guidò per anni la Rassegna Mensile di Israel e contribuì in modo decisivo alla diffusione della cultura ebraica in Italia. Nel suo saggio, scritto con chiarezza e passione, emerge un’idea semplice ma decisiva: comprendere l’ebraismo significa comprendere una parte fondamentale della storia dell’umanità. Senza il contributo del popolo ebraico, ricorda Lattes, la civiltà occidentale sarebbe impensabile. Le radici bibliche, la concezione etica della storia, il monoteismo morale sono pilastri senza i quali il nostro mondo sarebbe radicalmente diverso.

Accanto a questo volume, la collana ripropone l’Apologia dell’islamismo della grande arabista Laura Veccia Vaglieri. Pubblicato per la prima volta nel 1925, il libro è un piccolo capolavoro di chiarezza scientifica e rispetto culturale. Veccia Vaglieri invita il lettore a guardare all’Islam non attraverso il filtro dei pregiudizi, ma come a una civiltà religiosa complessa e raffinata, fondata sulla centralità del Corano e sull’idea della totale sottomissione a Dio. In queste pagine l’Islam appare nella sua dimensione più autentica: una tradizione spirituale che si inserisce nella lunga catena delle rivelazioni monoteistiche e che richiama l’uomo alla responsabilità morale davanti all’unico Dio.

A completare il trittico è l’Apologia del cattolicesimo dello storico e teologo Ernesto Buonaiuti, figura tra le più affascinanti e controverse del modernismo religioso italiano. Quando il libro apparve nel 1923 suscitò polemiche e diffidenze, fino a contribuire alla scomunica dell’autore. Buonaiuti non difendeva il cattolicesimo con le armi della scolastica tradizionale, ma attraverso una visione spirituale e storica del cristianesimo. Per lui il cattolicesimo rappresentava la maturazione storica del messaggio evangelico, una forma in cui la religiosità umana trovava la sua espressione più compiuta. Una tesi che, proprio perché libera e personale, risultò scomoda in un tempo di rigide ortodossie.

Rimettere insieme questi tre libri oggi non è soltanto un’operazione editoriale. È un gesto culturale e, in un certo senso, politico nel senso più alto del termine. Significa ricordare che le religioni non sono soltanto bandiere identitarie o strumenti di conflitto, ma anche tradizioni di pensiero, universi simbolici, patrimoni morali.

In questo senso il lavoro di Edizioni La Zisa merita di essere definito una vera impresa di frontiera. Non è facile, nel panorama editoriale contemporaneo, investire su testi brevi ma densi, su opere del passato che chiedono al lettore attenzione e curiosità intellettuale. Eppure è proprio in queste operazioni che si misura il coraggio di una casa editrice.

Lo stesso si può dire del curatore della collana. Davide Romano appartiene a quella rara categoria di giornalisti che non si limitano a raccontare il presente, ma cercano di comprenderlo alla luce della storia e della cultura. Il suo impegno nel dialogo tra le religioni non è fatto di dichiarazioni retoriche, ma di studio, incontri, iniziative concrete. La scelta di riproporre le Apologie nasce da questa convinzione: il dialogo non si costruisce con le buone intenzioni, ma con la conoscenza reciproca.

Così, mentre il mondo sembra dividersi sempre più tra identità contrapposte, questi piccoli libri tornano a suggerire una verità elementare: prima di giudicare una tradizione bisogna ascoltarla. E prima di temere l’altro bisogna provare a comprenderlo.

Forse è proprio questa la lezione più preziosa che arriva da una collana nata cento anni fa e riscoperta oggi. In un tempo di conflitti globali, leggere le religioni con intelligenza e rispetto può diventare un atto di pace. E talvolta, come dimostra questa iniziativa editoriale, la pace comincia proprio da una libreria.

martedì 9 aprile 2024

In libreria: Ernesto Buonaiuti, “Apologia del cattolicesimo”, a cura di Davide Romano, prefazione di Francesco Armetta, Edizioni La Zisa


 

L’Apologia del cattolicesimo venne pubblicata per la prima volta a Roma nel 1923 all’interno della collana Apologie, creata e diretta da Angelo Fortunato Formiggini. L’Apologia e il saggio di apologetica religiosa intitolato Verso la luce, guadagnarono al Buonaiuti la scomunica papale e la messa all’indice di tutte le sue opere. Le argomentazioni, così come affrontate dal Buonaiuti nell’Apologia, non si basavano più sui precetti della filosofia scolastica ma erano impregnate di un misticismo che diede vita ad una sorta di antitetico individualismo dell’anima. È lo stesso Buonaiuti a chiarire sin dall’inizio la sua tesi apologetica: «il movimento religioso, scaturito dalla predicazione del Vangelo, rappresenta la perfezione soprannaturale nello sviluppo della religiosità umana, e che del cristianesimo, sigillato e consacrato dalla luce incontaminata di un divino afflato rivelatore, il cattolicismo costituisce in una completa identità sostanziale la logica realizzazione nella storia».


Ernesto Buonaiuti (1881-1946), illustre esponente della corrente modernista italiana, presbitero e accademico, nei suoi studi indagò ogni aspetto e ogni figura appartenente alla storia cristiana. Oltre all’Apologia possiamo ricordare, tra i suoi scritti più significativi, Lutero e la Riforma religiosa in GermaniaGioacchino da FioreStoria del cristianesimo e l’autobiografia dal titolo Pellegrino di Roma.


mercoledì 16 novembre 2022

“C’è cattolicesimo e cattolicesimo. Ovvero la fede cattolica secondo Ernesto Buonaiuti” di Augusto Cavadi

 



Chi legga la nuova edizione dell’ Apologia del cattolicesimo di Ernesto Buonaiuti (La Zisa,  Palermo 2021, ed. or. Formiggini, Modena 1923) resta stupito almeno due volte.

Il primo choc è dovuto all’impavida sicumera con cui l’autore, presbitero e teologo, espone la sua “difesa” della Chiesa cattolica inanellando una serie di tesi che, a suo parere, sono quasi evidenti allo sguardo di un osservatore onesto e razionale: che esiste un Dio “al di fuori e al di sopra di tutti gli esseri sensibilmente percepiti” (p. 54); che “ha posto al vertice delle esistenze sensibili una volontà libera” (p. 59) ; che questo essere ha rovinato tutto con una “colpa originale, sconvolgimento morboso delle umane facoltà e delle umane attitudini” (p. 61);  che Dio stesso (nella seconda persona della Trinità) si è incarnato per realizzare, “col suo eccelso sacrificio e la sua inarrivabile abnegazione, un tesoro di meriti, da cui potranno attingere, senza esaurirlo, fino alla consumazione dei secoli, i figli innumerevoli del dolore e della colpa” (ivi); che questo Dio-uomo ha fondato una Chiesa “visibile” che possiede “l’infallibile potere di trasmettere e interpretare la parola del divino Maestro” (p. 62); che, dal 1500 in poi (con la filosofia moderna e il protestantesimo) si è infranto “questo meraviglioso ed organico piano sistematico” con la conseguenza che “da quattro secoli il pensiero e la moralità del nostro così detto mondo civile vanno miseramente barcollando nell’oscurità di una notte lunga e penosa” (p. 70); che comunque non va perduta la speranza/certezza  che la società moderna troverà la “salvezza” “il giorno in cui, ai piedi dell’insegnamento cattolico, reciterà la sua netta palinodia” (p. 73).

Nelle pagine dell’agile libretto – scritto, per altro, con raffinata arte letteraria – non c’è traccia di dubbi né dal punto di vista metafisico (come se, ad esempio, agnostici come Kant e atei come Feuerbach non fossero mai esistiti) né dal punto di vista storico (come se la tanto esaltata Chiesa medievale non avesse indetto né Crociate né caccia agli eretici né processi alle streghe): incredibile!

Non ci si è ancora ripresi dal primo choc che si viene colpiti da una seconda batosta quando si apprende che questo libro, pur così deciso nel difendere l’indifendibile, è stato “incluso nell’ Index librorum proibitorum” ed ha contribuito alla scomunica papale dell’autore! Motivi dell’inspiegabile decisione magisteriale?

Forse perché ospitato in una Collana di opere di autori vari, ciascuna delle quali dedicata alla apologia di una religione diversa (La Zisa stessa ha ripubblicato, sinora, Apologia dell’ebraismo e Apologia dell’islamismo); forse perché troppo condiscendente al filone agostiniano e mistico piuttosto che al filone tomista e dottrinale; forse perché, in ciò pericolosamente vicino al protestantesimo, vuol “provare la validità della dottrina più riferendosi alla Bibbia che non alla tradizione e all’autorità del magistero” (così Andrea Panerini a p. 15) o perché insiste sull’aspetto rivoluzionario del vangelo di Gesù quale “integrale rovesciamento degli umani valori” (p. 18).

Emerge prepotente, dunque, almeno una domanda: cos’hanno in comune il cattolicesimo del primo ventennio del XX secolo con il cattolicesimo del primo ventennio del XXI secolo? Quasi a metà del cammino temporale li divide il crinale del Concilio ecumenico Vaticano II (1962 – 1965) e neppure le politiche reazionarie di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sono riuscite a frenarne le conseguenze sconvolgenti. Papa Francesco è, nonostante tutte le sue cautele teologiche e la sua devozione religiosa datata, l’icona di un cambiamento di paradigma: dirsi cattolici oggi è toto coelo differente dal dirsi cattolici cento anni fa.

Ma se una comunità-istituzione cambia così radicalmente, come può continuare a ritenersi “costituita da Dio” quale  “organo del magistero celeste, attuantesi nella storia”, sotto “la guida inerrante della Chiesa docente diretta dal supremo gerarca” (p. 62) ? O ha sbagliato prima o sta sbagliando adesso. Chi non coglie questo dilemma non può capire nulla della tragedia del cattolicesimo odierno. Chi ritiene che stia sbagliando adesso, non può che rifiutare la maggior parte delle ricerchef filosofiche scientifiche, storiche, archeologiche, filologiche in atto dentro e fuori i confini delle Chiese cristiane (ricerche ardite, ma sofferte, perché mettono in discussione tutte le tesi della catechesi tradizionale esposte, ad esempio, nel libro di Buonaiuti).

Chi, invece, ritiene che la Chiesa cattolica abbia sbagliato prima, soprattutto quando un papa (Pio IX) è arrivato a proclamare (1870) il dogma dell’infallibilità pontificia nelle questioni di fede e di morale, non può continuare a dirsi cattolico. Infatti, se si intestardisce in questa dichiarazione di appartenenza confessionale, si condanna inesorabilmente all’incomprensione: è, per così dire, cattolico per equivoco e non può stupirsi se chi cattolico non è gli attribuisca certezze, pensieri, atteggiamenti pratici che egli non si sogna di condividere neppure la notte.

venerdì 4 novembre 2022

Palermo 18 novembre, Si presenta il saggio di Ernesto Buonaiuti “Apologia del cattolicesimo”


Appuntamento venerdì 18 novembre, alle ore 18, presso la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, in via Porto Salvo 1 (Piazza Marina), a Palermo, per la presentazione del saggio di Ernesto Buonaiuti, “Apologia del cattolicesimo”.

Intervengono: Augusto Cavaditeologo laicoRosario Giuèrettore della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; e Salvo Menna, responsabile regionale di Noi Siamo Chiesa

Modera Davide Romanogiornalista.

 

Il libro

Ernesto Buonaiuti, “Apologia del cattolicesimo”, Edizioni La Zisa

L’Apologia del cattolicesimo venne pubblicata per la prima volta a Roma nel 1923 all’interno della collana Apologie, creata e diretta da Angelo Fortunato Formiggini. L’Apologia e il saggio di apologetica religiosa intitolato Verso la luce, guadagnarono al Buonaiuti la scomunica papale e la messa all’indice di tutte le sue opere. Le argomentazioni, così come affrontate dal Buonaiuti nell’Apologia, non si basavano più sui precetti della filosofia scolastica ma erano impregnate di un misticismo che diede vita ad una sorta di antitetico individualismo dell’anima. È lo stesso Buonaiuti a chiarire sin dall’inizio la sua tesi apologetica: «il movimento religioso, scaturito dalla predicazione del Vangelo, rappresenta la perfezione soprannaturale nello sviluppo della religiosità umana, e che del cristianesimo, sigillato e consacrato dalla luce incontaminata di un divino afflato rivelatore, il cattolicismo costituisce in una completa identità sostanziale la logica realizzazione nella storia».

Ernesto Buonaiuti (1881-1946), illustre esponente della corrente modernista italiana, presbitero e accademico, nei suoi studi indagò ogni aspetto e ogni figura appartenente alla storia cristiana. Oltre all’Apologia possiamo ricordare, tra i suoi scritti più significativi, Lutero e la Riforma religiosa in GermaniaGioacchino da FioreStoria del cristianesimo e l’autobiografia dal titolo Pellegrino di Roma.