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lunedì 4 luglio 2011

“Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Lega Nord (etc.)" di Chiara Pane




“Tutto quello che avreste voluto sapere sulla Lega Nord, e che nessuno vi ha mai racconto, adesso ve lo svelano, con un libro, due giornalisti siciliani” di Chiara Pane

Recensione del volume di Fabio Bonasera e Davide Romano, “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord”, Edizioni La Zisa, pp. 176, euro 14,90, 2° ristampa

Negli ultimi anni la Lega Nord ha registrato una considerevole crescita dei consensi, spopolando nelle varie tornate elettorali e arrivando persino a essere il primo partito in regioni come il Veneto, dove il 35 per cento dei votanti ha scelto il verde Sole delle Alpi, che, al momento, pare non temere eclissi. La vetrina del partito fondato dal Senatùr è variopinta: tutti ne conoscono i protagonisti quasi mai moderati, gli slogan chiassosi, le idee portanti e la simbologia eccessiva, che campeggiano su giornali, tv e siti internet. Ma quali sono le sue zone d’ombra? Quali le dinamiche non proprio cristalline, i paradossi torbidi, i retroscena talvolta inquietanti di chi da anni è ormai saldamente strutturato alla guida del paese? Da questi interrogativi nasce Inganno padano. La vera storia della Lega Nord, di Fabio Bonasera e Davide Romano (La Zisa, 176 pagine, 14,90 euro). Secondo la tesi degli autori, entrambi giornalisti, non si tratta sic et simpliciter dell’ennesimo esempio di politica italiana che non brilla per coerenza, virtù e integrità morale. Nel caso della Lega Nord la questione è più complessa, e merita pertanto di essere sviscerata e analizzata a fondo.
Partendo dalla preziosa prefazione di Furio Colombo – che centra immediatamente uno dei grandi e attuali paradossi italiani, “Un partito secessionista al governo è un fatto unico” – il libro si serve di documenti e interviste per ricostruire la storia del Caroccio, dagli inizi fino ai giorni nostri. Illuminanti le testimonianze di chi nella Lega ha militato per anni, riconoscendosi negli ideali e nei programmi sbandierati dal primo Bossi, per poi restare inevitabilmente deluso dalle contraddizioni e dal tradimento sistematico di tutti quei valori di cui all’inizio il partito si fregiava. Le parole di Gianfranco Biolzi, Fabrizio Comencini ed Ettore Beggiato – tutti “delusi” ex leghisti, cacciati o allontanatisi volontariamente – svelano molti aspetti del grande inganno, alla base del quale c’è lo strano status del partito, e cioè quello di essere al contempo Lega di lotta e Lega di governo, Lega che urla “Roma ladrona” e che allo stesso tempo siede gli scranni del Parlamento, percependo per questo più che lauti stipendi e godendo di tutti i privilegi che derivano dalla diretta gestione del potere. Quella Lega il cui leader, Umberto Bossi, offende più volte pubblicamente il tricolore – e per questo viene condannato per reato di vilipendio alla bandiera italiana –, ideologizza i propri programmi nel fantomatico tormentone della secessione e malgrado ciò dal ’94 giura fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica italiana, che, vale la pena di ricordarlo, è una e indivisibile.
A ogni pagina si scopre un passo della danza trasformista della Lega, che con toni eclatanti, propri del suo stile, attraversa obliquamente lo scenario politico, afferma di tutto e dopo un secondo fa l’esatto contrario, lancia accuse violente agli stessi personaggi politici con cui stringe coalizioni necessarie. Come nel caso del controverso rapporto con Berlusconi, prima alleato durante il primo governo nel ’94, in seguito vittima del celebre ribaltone – cui seguono le accuse di collusione con la mafia dalle pagine del quotidiano La Padania, – e infine nuovamente alleato, non certo per affinità ideologiche e di programmi, quanto per la solita, imperante logica del do ut des: Bossi assicura l’appoggio del suo partito e Berlusconi ripiana i debiti di una Lega, è il caso di dirlo, al verde, che vede minacciata la sopravvivenza dei propri media (giornali, tv, radio e affini) e non può permettersi l’acquisto di alcuni prestigiosi palazzi da utilizzare come sedi di partito. Il tempo per restituirsi i favori, poi, c’è sempre: nel 1998 la Lega vota compatta contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Cesare Previti – tradendo così anni di politica giustizialista – e in seguito Forza Italia ricambia votando contro l’autorizzazione a procedere per il Senatùr, cui viene contestato il reato di istigazione a delinquere per affermazioni contro An durante un comizio. Le dinamiche permangono uguali tuttora, in nome di un potere che, bene o male, permette di accontentare tutti: e così se Bossi fa la voce grossa, il Cavaliere apporta qualche modifica ai programmi per non urtarlo troppo e assicurarsi così il sostegno soprattutto in fatto di temi legati alla giustizia, e i leghisti dal canto loro, sebbene dalle valli padane annuncino battaglie a periodi alterni, una volta giunti a Roma accettano parecchi compromessi per portare a casa il tanto declamato federalismo.
Nell’accurata ricostruzione dei due autori siciliani, quindi, il partito delle Camicie Verdi ha assunto tutte le brutture e i vizi che contestava alla Prima Repubblica. In fatto di nepotismo, ad esempio, i leghisti non sono secondi a nessuno, sebbene inizialmente si proclamassero rivoluzionari (non va dimenticato che Bossi viene politicamente svezzato dal Partito di unità proletaria per il comunismo, mentre Maroni esordisce da “compagno” nelle file di Democrazia Proletaria) rispetto a certe logiche. Dunque, eccolo lì, il Trota, bocciato all’esame di maturità per ben tre volte: il curioso caso di un genio incompreso da tutti tranne che da papà Umberto. Il quale, invece di procurare al figlio dei libri semplici, “ad usum Troti” insomma, fa ricorso al Tar e lancia una campagna di demonizzazione contro gli insegnanti del Sud, colpevoli di martoriare gli studenti del Nord, dimenticando per un attimo di essere sposato con Manuela Marrone, maestra di origini siciliane. Il talento (ben nascosto) di Renzo Bossi viene infine premiato, e il Trota a 21 anni e 6 mesi diventa il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia: un incarico prestigioso e ben remunerato, degno del curriculum dell’ultimo arrivato a bordo del Carroccio. Ma anche il resto della dinastia Bossi si è istituzionalizzata: Franco e Riccardo Bossi, fratello e figlio primogenito del Senatùr, sono portaborse rispettivamente degli europarlamentari leghisti Matteo Salvini e Francesco Speroni, con uno stipendio che si aggira attorno ai dodicimila euro. Infine, per citare un ulteriore caso di clientelismo leghista, già certificato da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo ne La Casta, e approfondito da Bonasera e Romano, va segnalato lo scambio di coppia – professionale, s’intende – operato nel 2001 da Maurizio Balocchi e Edouard Ballaman, all’epoca rispettivamente sottosegretario agli Interni e questore della Camera. I due, infatti, ordiscono un giochetto familiare semplice: il primo, Balocchi, coopta come collaboratrice Tiziana Vivian, ai tempi moglie di Ballaman, mentre quest’ultimo dopo pochi giorni assume a Montecitorio Laura Pace, compagna di Balocchi. Mogli e buoi…
L’impalcatura dell’inganno padano, come si evince dal volume, è complessa e ben costruita, frutto di un paziente e lungo lavoro da parte di tutti i membri. Gli intenti moralizzatori dei bossiani che additavano gli sprechi di “Roma ladrona” e accusavano gli altri di usare impropriamente il denaro pubblico per assecondare interessi, privilegi e vezzi propri, crollano impietosamente di fronte a quanto documentato nelle pagine del libro, dove vengono sciorinati esempi di “Quello che un leghista coerente non dovrebbe fare”. Così apprendiamo che è buona abitudine da parte di parecchi neosindaci della Lega (ne sono un esempio quelli di San Donà di Piave, Asolo, Bussolengo e Cornuda) aumentarsi o addirittura raddoppiarsi lo stipendio non appena s’insedia la propria giunta. Per non parlare della passione per il vetro di Murano coltivata da Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia e sindaco di San Donà di Piave, passione che la spinge a spendere 27mila euro versati dai contribuenti per due lampadari da piazzare nelle sue due sedi di lavoro. E anche quando i propositi sono buoni, i risultati hanno risvolti grotteschi: il già citato Ballaman, presidente del consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, nell’aprile 2010 adotta l’oculata decisione di rinunciare all’auto blu e all’autista, facendo risparmiare, all’apparenza, un po’ di denaro pubblico. Tuttavia, la Regione non solo gli elargisce 1.740 euro al mese per il noleggio di un’auto privata, ma riserva un rimborso di 3.210 euro mensili a tutti i consiglieri provinciali privi di autista. Peccato, le premesse per dare un buon esempio c’erano tutte. Ma, come sostengono i due autori, “La verità è che i tagli, alla Lega Nord, piacciono quando non riguardano il proprio portafogli”, e difatti, in barba alla crisi economica in cui versa il nostro Paese, Bossi e i suoi appoggiano la creazione di un quarto ministero per il federalismo – oltre a quello delle Riforme per il federalismo di Bossi, della Semplificazione normativa di Calderoli e degli Affari regionali di Fitto –, da affidare ad Aldo Brancher, che il 18 giugno 2010 diventa ministro per l’Attuazione del federalismo. Due giorni dopo, il 20 giugno, il Senatùr dal palco del raduno di Pontida precisa: “C’è un solo ministro per il federalismo e sono io”. Evidentemente, quello dei leghisti è solo un modo per combattere attivamente la disoccupazione.
E a proposito di federalismo, ancora una volta accorta e caustica è la critica degli autori, i quali, oltre ad analizzare la retorica che ruota intorno al più ambito obbiettivo dei leghisti protetti dall’ala del Cavaliere, analizzano i motivi per cui negli ultimi dieci anni, sette dei quali al governo, non si sia arrivati ad attuare quello che un tempo veniva chiamato devolution. Emerge dall’inchiesta che si tratta di un meccanismo estremamente complesso e delicato da far funzionare, peraltro con venti Regioni all’appello e, soprattutto, con una copertura finanziaria assolutamente inadeguata. E anche se Bossi tutto questo lo sa benissimo, il suo atteggiamento pubblico è quello di far credere che le colpe e le inefficienze sono sempre altrui: tale stasi perpetua la legittimazione del ruolo della Lega in seno alla politica italiana e permette al Senatùr di avere sempre l’ultima parola su tutto. Con buona pace degli elettori fedeli e federalisti.
Molti altri sono i temi trattati nel volume, che registra una seconda ristampa dopo appena una settimana dalla pubblicazione. La fenomenologia leghista riserva lati oscuri e scheletri nell’armadio volutamente taciuti in nome di una discontinua moderazione che si confà a un partito al governo. Nulla sfugge ai due navigati giornalisti: la pericolosa persecuzione dell’alterità – l’infestante slogan “tolleranza zero” ne è la quintessenza – che si declina nella xenofobia, nell’omofobia, nell’antimeridionalismo e nella lotta all’immigrazione, con la conseguente e non troppo velata convinzione che la “razza padana” sia la migliore; l’allarmante vicinanza di alcuni esponenti leghisti con il movimento lefebvriano che, com’è noto, è risoluto negazionista della Shoa; la simpatia di soggetti come Mario Borghezio nei confronti di vari gruppi dell’estrema destra extraparlamentare europea in odor di fascismi; l’imbarazzante pochezza politica di certuni, come Roberto Calderoli – l’uomo dal guardaroba irrispettoso che afferma “Sì ai campanili, no ai minareti” –, che il 15 marzo 2006 su Canale 5 senza mezzi termini definisce una “porcata” la legge elettorale da lui stesso firmata; le innumerevoli uscite infelici di Bossi e dei suoi accoliti durante le carnascialesche manifestazioni leghiste, in cui tanti, troppi di questi individui appaiono come la caricatura d’un cancro politico. Eppure ci governano e intascano i nostri soldi: il bel Paese è anche questo. Per ciò è importante leggere Inganno padano, un prezioso e dettagliato documento molto più che dietrologo sulla Lega Nord, che ne svela aspetti ignoti e ne ribadisce e approfondisce altri noti, frutto di un accurato studio da parte di Bonasera e Romano, che dalle pagine del volume sembrano sussurrare ai loro lettori “Poi non dite che non ve l’avevamo detto”.

mercoledì 1 giugno 2011

OSSERVATORIO A SUD SULLA LEGA NORD



di GIULIO GIALLOMBARDO (La Repubblica, 08 maggio 2011)

PARTITO di lotta e, nello stesso tempo, di governo. Grazie a quest' ambiguità di fondo, la Lega Nord ha costruito la sua fortuna politica, non senza una buona dose di furbizia e populismo. Ma ci sono altri aspetti che stanno alla base del potere del partito politico fondato da Umberto Bossi nel 1989: zone d' ombra su cui riflettono Fabio Bonasera e Davide Romano, nel libro Inganno padano. La vera storia della Lega Nord ", un' inchiesta che svela le trame nascoste che avrebbero dato vita al Carroccio, facendone poi un partito consolidato nelle istituzioni. Già nella premessa gli evidenziano la natura anticostituzionale che sta all' origine del partito leghista. Il primo articolo dello statuto lo dice chiaro e tondo: «Il Movimento politico denominato Lega Nord ha per finalità il conseguimento dell' indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana». Queste basi sarebbero già sufficienti a mettere fuori legge le "camice verdi": qualunque movimento politico miri alla creazione di uno Stato autonomo all' interno della Repubblica italiana, dovrebbe essere perseguito penalmente. Il libro, che vanta la prefazione di Furio Colombo, ricostruisce tutta la storia leghista, dalle origini militanti di movimento di lotta alla sua consacrazione di partito di governo, raccogliendo le testimonianze scomode di chi, deluso, ha lasciato il Carroccio dopo la sua metamorfosi istituzionale.

martedì 24 maggio 2011

27-28 maggio, Si presenta in Trentino “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord” (La Zisa)






Quattro iniziative in due giorni. Si presenta il 27 e il 28 maggio anche in Trentino il volume “Inganno padano. La vera storia della Lega Nord” (La Zisa) dei giornalisti siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano. Il primo appuntamento è, quindi, venerdì 27, alle ore 17.30, presso la Sala Rosa del Palazzo della regione a Trento; secondo appuntamento alle ore 21.00 presso l’auditorium comunale di Taio, sempre in provincia di Trento. Sabato 28 si comincia alle ore 16.30 al gazebo in via Malfatti, angolo via Scuole (in caso di pioggia Bar Zaffiro c.so Bettini 74) a Rovereto; ultimo appuntamento alle ore 20.30 presso cortile interno della Rocca di Riva, palazzo comunale di Riva del Garda, in caso di pioggia nelle sale interne del palazzo.


Il libro: "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" di Fabio Bonasera e Davide Romano, Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90

Da oltre vent’anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d’ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all’inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere. Diventano altresì chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d’acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista. Ha lavorato per diversi anni nell’ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate (tra le quali: L'Ora, Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, Centonove, La Repubblica, Antimafia2000, Jesus, La Rinascita della Sinistra, Avvenimenti, Narcomafie, L’Inchiesta Sicilia, e Riforma).ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l’altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).


Info: Dott.ssa Elena Baiguera Beltrami – Uff. Stampa Idv del Trentino - beltramie@consiglio.provincia.tn.it - idv.pat@gmail.com; Tel. 0461 227333 - Fax.0461 227331

Ufficio stampa "Edizioni La Zisa" - cell. +39 328 4728708 ; e-mail: stampa@lazisa.it - www.lazisa.it
Blog; http://edizionilazisa.blogspot.com

venerdì 28 gennaio 2011

8 FEBBRAIO 2011 - PRESENTAZIONE LIBRO "INGANNO PADANO. La vera storia della Lega Nord" (Ed. La Zisa) di Fabio Bonasera e Davide Romano



Il Circolo dell'Italia dei Valori di Trapani ha organizzato nel corso della precedente riunione, un incontro per la presentazione del libro: "INGANNO PADANO - La vera storia della Lega Nord" (Ed. La Zisa).

L'incontro avrà come ospiti gli stessi autori del libro e cioè:

Fabio Bonasera, giornalista al "Corriere del Mezzogiorno", al "Corriere di Rovigo" e al "Il Gazzettino". Attualmente è Direttore Responsabile del mensile di Patti (ME) "In cammino". Si occupa prevalentemente di cronaca bianca e politica.

Davide Romano, giornalista. Ha lavorato per diversi anni nell'ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate tra le quali: "Il Giornale di Sicilia", "Il Mediterraneo", "La Repubblica", "Antimafia 2000", "La Rinascita della Sinistra", "Avvenimenti", "L'Inchiesta Sicilia" e "Riforma".

La prefazione del libro è stata curata da Furio Colombo.

La data della presentazione-incontro è stata fissata per il giorno 8 febbraio alle ore 19 sempre presso la Sede Provinciale dell'IDV di Trapani in via R. Passaneto 13.

Tutti i tesserati, cittadini e simpatizzanti sono invitati.

I D V - S T A F F
CIRCOLO DI TRAPANI

lunedì 17 gennaio 2011

In libreria la 2a ristampa di "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" (Edizioni La Zisa) di Fabio Bonasera e Davide Romano


"Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord" di Fabio Bonasera e Davide Romano, Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90

2° ristampa in una settimana!!!
Il libro che la Lega non vuol farvi leggere.


Da oltre vent’anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d’ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all’inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere. Diventano altresì chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d’acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista. Ha lavorato per diversi anni nell’ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate (tra le quali: L'Ora, Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, Centonove, La Repubblica, Antimafia2000, Jesus, La Rinascita della Sinistra, Avvenimenti, Narcomafie, L’Inchiesta Sicilia, e Riforma).ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l’altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009).

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venerdì 7 gennaio 2011

I misfatti dell' “Inganno Padano”. Il vero volto della Lega Nord


Nel saggio di Bonasera e Romano un'analisi delle contraddizioni del progetto leghista, che, sorto in nome della secessione e dell'indipendenza della fantomatica Padania, da anni si trova a guidare l'Italia unita

di CARLO PICONE (CORRIERE DELL’IRPINIA, Domenica 28 novembre 2010)

È una lettura quanto mai interessante quella di "Inganno padano", sottotitolo: "La vera storia della Lega Nord", il coraggioso pamphlet scritto dai giornalismi siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano, pubblicato dalla casa editrice palermitana La Zisa (dal nome di uno storico palazzo del capoluogo isolano) e da qualche settimana in libreria.
Un testo, redatto nello stile dei libri - inchiesta, che arriva in un momento cruciale della più recente storia apolitica italiana, di cui la Lega di Umberto Bossi è da un paio di decenni saldamente protagonista. Nelle vicinante all'ennesima crisi che scuote la compagine parlamentare repubblicana, pronta ad una più che provabile nuova chiamata alle urne, orse all'ennesimo "ribaltone", stravolta guidato dai finiani di Futuro e Liberta, dopo che era stato proprio il Carroccio l'artefice della caduta per implosione del primo governo Berlusconi. A riprova di come sia in fondo vera la teoria dei corsi e rincorsi storici di vichiana memoria. Ebbene ora la sensazione dominante sia piuttosto di dèjà vu che del rincorrersi dei cicli della storia. Ed è un peccato che, nel dettagliato lavoro realizzato dai due autori, manchi il capitolo, restituitoci in questi giorni attraverso la trasmissione di Fazio e Saviano su Raitre "Vieni via con me", riguardante i disdicevoli apporti affiorati tra politici "lumbard" ed esponenti della 'ndrangheta calabrese, da aggiungere in appendice alla storia del movimento leghista raccolta nelle 176 pagine del libro. Ma c'è sempre tempo per interazioni ed ulteriori aggiornamenti. Per scrivere nuove puntate di una storia destinata a durare ancora a lungo, visto il profondo radicamento sul territorio che la Lega può vantare soprattutto nel Settentrione d'Italia. Del resto, lo stesso stile giornalistico del volume, che si avvale della preziosa prefazione di un maestro duale Furio Colombo, si presta ad una simile operazione.

Fenomenologia del Carroccio
Bonasera e Romano, uno attualmente direttore del mensile di Patti (in provincia di Messina), "In Cam¬mino", dopo essere stato redattore del "Corriere del Mezzogiorno", ed in Veneto del "Corriere di Rovigo" e de "il Gazzettino" di Venezia; l'altro fondatore e direttore della rivista "Nuovo Mezzogiorno" e del periodico della Funzione Pubblica Cgil Sicilia, "Forum 98", oltre che autore di numerosi saggi; nel ripercorrere le origini e l'evoluzione storica del fenomeno Lega, hanno il merito di pose una lunga serie di dubbi e di rilievi critici sulla sua straordinaria fortuna, riuscendo a far calare più di un'ombra sull'inarrestabile serie di successi elettorali conseguiti, da quesito movimento di lotta e di governo, nei vari appuntamenti con le urne. Tali e quanti da far prevedere un sicuro incremento di voti anche in eventuali prossime elezioni anticipiate.
Qualcuno potrà obiettare che l'origina meridionale di Bonasera e Romano è sospetta di partigianeria, che le fonti di cui si sono serviti per il loro volume sono inficiate dall'astio personale covato dai transfughi del Carroccio, Fabrizio Comencini, Gianfranco Biolzi, Ettore Beggiato, in primis. Ma, poi, la lettura del loro dettagliatissimo lavoro sortisce l'effetto di convincere anche i più settici, inducendo ad approfondire ulteriormente i fatti ampiamente circostanzianti contenuti nel libro. Di una veridicità facilmente raccertabile e, in quasi tutti i casi, inequivocabile.
I due autori provano a smontare e a demitizzare la creatura di Gianfranco Miglio e Umberto Bossi. E per farlo si affidano alle testimonianze di fuoriusciti, leghisti pentiti e critici nei confronti della struttura verticistica della formazione politica. Rivelatasi, secondo l'accurata ricostruzione contenuta nel volume, un colossale "inganno", perché ben presto si è trasformata in un partito alla stregua degli altri, un partito come quelli che proprio i "lumbard" avevano duramente avversato come emblemi della Prima Repubblica e di "Roma ladrona". Al tempo di Mani pulite, da cui, come è noto, la volgata fa risalire la nascita sia della Lega che di Forza Italia, in seguito al rovinoso sfascio e all'ingloriosa fine dei raggruppamenti politici tradizionali, su tutti la Dc e il Psi.
Ebbene quello che affiora dalle pagine di Bonasera e Romano è l'arrivismo politico, il nepotismo, il clientelismo, l'incapacità diffusa e conclamata che hanno animato il partito, attuale alleato numero uno del Pdl di Berlusconi, tanto da essere addirittura artefice di un "patto di ferro" con lui per governare il Paese. E, di capitolo in capitolo, colpiscono le assurdità, tipiche della Seconda Repubblica e dell'attualità politica odierna, di cui s'è fatto protagonista il Carroccio, che, sorto in nome della secessione e dell'indipendenza della fantomatica Padania, da anni si trova a guidare l'Italia unita a cui teoricamente dovrebbe essere ostile.

La bufala del secessionismo
Ecco allora che, dando voce a chi prima ha abbracciato con entusiasmo il progetto leghista per poi prenderne le distanze, a chi non è riuscito a contenere l'aperto dissenso nei confronti delle scelte di vertice del partito, vengono fuori le verità nascoste sull'affermazione dell'epopea bossiana. I molteplici controsensi e contraddizioni di uno schieramento che, sin dagli esordi sullo scenario settentrionale, coi suoi disegni egemonici nei confronti delle forze autonomiste del nazionalismo veneto, di fatto annesse a quella che all'inizio era soltanto la Lega lombarda, si è caratterizzato per la pratica di "predicare bene e razzolare come gli pare". Pur potendo contare, oggi, sulla stupefacente dotazione di tre milioni di elettori, i quali hanno espresso il loro consenso nei confronti della sua manifesta xenofobia, finendo per contribuire alla trasformazione della Lega da raggruppamento regionale, attivo solo in alcune aree del Belpaese, a partito che governa tutta l'Italia, perseguitando i Rom e rimandando in Libia gli immigrati.
Il primo controsenso è appunto quello che sottolinea Furio Colombo nella sua introduzione: "Un partito secessionista al governo è un fatto unico". Esso, infatti, si fonda "sulla secessione, sul disprezzo delle istituzioni italiane, sul vistoso distacco tra gli eventi del mondo e la politica imposta dalla Lega, sul deterioramento precipitoso della immagine italiana, sul non rispetto dei diritti umani o dei fruttati internazionali", sotto le insegne della "Padania, nome politico di una parte dell'Italia di imprecisata definizione". E fa bene ancora l'ex direttore dell' "Unità", quando, riecheggiando le ripetute osservazioni di Bonasera e Romano, ricorda che "in tutte le strutture giuridiche statuali la secessione come proclama e come programma è considerato reato". Dappertutto, ma non nell'Italia delle troppe impunità di questi ultimi anni. E forse, la storia della nostra nazione avrebbe avuto destini diversi se fosse stata messa fuorilegge l'accolita un po' cialtrona di camicie verdi, ronde e guardie padane, che oggi formano l'apparato simbolico del leghismo. Invece, ci siamo ritrovali, come dice Colombo, in “un Paese unito ma governato da ministri secessionisti che dovrebbero essere, legittimamente, sospettati di lavorare al loro progetto, che non è il bene di tutto il Paese, ma quello della divisione, stando nella stanza dei bottoni”.
L'anomalia italiana è anche questa. Non è solo quella di avere, da quattordici anni ormai, al timone del governo il monarca assoluto di tv ed editoria, Silvio Berlusconi, sostenuto da Bossi, personaggio a lui del resto speculare, come acutamente evidenziato nel pamphlet “Inganno padano”. Entrambi sono politicanti improvvisati, che hanno fatto dell'antipolitica il loro carattere predominante, incentrando la loro azione sulla riconosciuta maestria nelle capacità comunicative.

L'anomalia italiana
A questo punto, verrebbe da chiedersi quali siano le responsabilità della loro irrefrenabile ascesa, se una causa iniziale possa essere individuata nella colpevole sottovalutazione dei due fenomeni appaiati, che, in un breve lasso di tempo, hanno conquistato la maggioranza dell'elettorato italiano, andando a sottrarre, come nel caso della Lega, larghe fette di voti alla Sinistra, pressoché sparita nell'odierno Parlamento, in fasce della popolazione prima di suo quasi esclusivo appannaggio, come la classe operaia. Un pensiero particolare dovrebbe essere rivolto alle ragioni per cui è stato dato spazio e legittimazione intellettuale ad un simile movimento, coprendo l'imbarazzante vuoto di contenuti, l'incompetenza e la marchiana approssimazione, che finora ha accompagnato i passi in politica degli esponenti del Carroccio.
Forte nell'imporre leggi, "che - spiega sempre Colombo nella sua prefazione al volume - danno la caccia agli immigrati, abbattono i campi Rom, negano diritti legali e sanitari nelle carceri speciali dette 'Centri di immigrazione e di espulsione', dove non ci sono regolamenti e garanzie". "Leggi imposte dalla Lega al Pdl e dal Pdl a Camera e Senato italiani", finendo tutti nel "circolo vizioso del partito regionale del 10% che governa tramite ricatto - e senza rapporto con il voto - il Paese che la Lega vuole spaccare. Il ricatto riguarda la giustizia, ossessione snervante e distruttiva del Premier. Il voto della Lega assicura alla maggioranza il successo nella lotta ai giudici. In cambio la Lega ottiene mano libera.". Ma nella disamina del prefatore c'è posto anche per quanti sono stati incapaci di contrastare adeguatamente il fenomeno leghista, finendo anzi spesso per alimentarlo, rinforzandolo: "Questo sciagurato modo di governare purtroppo ha incontrato solo un’opposizione sporadica, un’opposizione che non ha mai voluto affrontare l'insieme del pessimo percorso di lavoro su cui è stato spinto il Parlamento”.
La raffigurazione iconica di Bossi come "mastino rabbioso" di Berlusconi appare quanto mai calzante. Completamente perduti nell'oblio, quindi, gli iniziali propositi secessionisti, rivelatisi soltanto uno strumento per fare la voce grossa e dettare le regole, ottenere ruoli primari nella nomenclatura del potere. Altrettanto dimenticati i programmi giustizialisti, quelli indirizzati al rinnovamento e alla moralizzazione delle pratiche politiche: gli improvvisati leader leghisti "cumulano due o tre stipendi. In buon numero senatori e deputati leghisti sono sindaci, assessori, consiglieri, a diversi livelli locali. Tutti assumono mogli, figli, mariti, cognati a spese di Roma ladrona", osserva Furto Colombo. Che ripropone il quesito decisivo, da rivolgere a tutti, "destra, sinistra e istituzioni": "Che cosa si sta facendo per salvare l'integrità di ciò che dai tempi del Petrarca si chiama Italia e che da 150 anni è un Paese unito?": II merito principale di "Inganno padano" è proprio quello di interrogarsi su questo.

Paese a rischio unità
Il pericolo di sancire la definitiva spaccatura della nazione, sotto la spinta di un federalismo iniquo e diseguale, portato avanti senza ostacoli dalla Lega, pur nei suoi aspetti strani, grotteschi e ridicoli, c'è tutto. Le preoccupazioni vengono innanzitutto dalla crescita quasi esponenziale dei consensi da essa ottenuti, passando dall'8% delle politiche del 2008, al 10% nelle europee del 2009, fino al 12 % nelle ultime Regionali. Senza dimenticare la maggioranza relativa conquistata in Veneto (al 35%), oltre alla costante affermazione in Lombardia, in Friuli Venezia Giulia, la vittoria seppur contestata in Piemonte del presidente Cota, l'avvenuto sfondamento nella rossa Emilia Romagna. Si tratta di una questione seria, che non si pre¬sta assolutamente a considerazioni ironiche o meramente folcloristiche. Resta il fatto che il Carroccio è un partito che non dovrebbe esserci, stando al proprio statuto totalmente in contrasto con i dettami della Costituzione italiana. Basta leggere guanto afferma l'art. 1 del suo statuto: "Il Movimento politico denominato 'Lega Nord per l'Indipendenza della Padania', costituito da associazioni politiche, ha per finalità il conseguimento dell'indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana", in evidente contraddizione con l'articolo 5 della nostra Carta costituzionale, che prescrive che la Repubblica è una e indivisibile. Tuttavia, l'Italia, come viene ribadito di frequente, è "la terra in cui trova asilo il tutto e il suo contrario", chiosa Furio Colombo. È "sopra ogni altra cosa, la terra in cui tutto è permesso tranne la coerenza”.

Da Pontida allo scandalo Credieuronord
Così, la "vera storia della Lega Nord" di Bonasera e Romano si dipana dai primordi dell'ingresso sulla scena del panorama autonomista settentrionale, con la mai armoniosa coesistenza con la Liga veneta, fino alle storiche adunate di Pontida, alla sua travolgente ascesa politica; attraverso i trasformistici cambiamenti di pelle da movimento di lotta e rivendicazione a forza di governo, dall'iniziale impatto polemico con il "mafioso di Arcore", Berlusconi, all'inossidabile reciproco innamoramento, al federalismo ogni tanto tirato fuori, insieme alla minaccia secessionista, per continuare a garantirsi il radicamento e i consensi nell'elettorato; i "tagli ectoplasmatici a sprechi e Province", nonostante le altisonanti dichiarazioni programmatiche in tutt'altra direzione, il malcostume, il nepotismo, il clientelismo, divenuto stile diffuso anche tra le camicie verdi, l'illegalità che adesso sta aprendo squarci ancor più sconcertanti a causa delle provate infiltrazioni mafiose, i buchi ed il vero e proprio crac finanziario che finora hanno accompagnato le iniziative economiche del partito di Bossi, descrivendo un aspetto dell'Italia odierna che non si può più trascurare. Dentro "un viaggio breve, per nullo esaustivo ma sorprendete e indicativo all'interno di una delle più grandi contraddizioni della storia repubblicana degli ultimi trenta anni", come scrive, in conclusione, Colombo.
Un libro destinato sicuramente a fare rumore, riuscendo nell'impresa di destrutturare la mitologia leghista, svelando retroscena volutamente sottaciuti e segreti che non mancheranno di suscitare polemiche e qualche querela. Perché, pur conoscendo tutti le sue figure di riferimento, i principali leader, i programmi, le parole d'ordine, la sconfinata antologia di slogan politicamente scorretti e la balzana simbologia, puntualmente ricordati dagli autori, si ignorano quasi completamente gli aspetti poco virtuosi che pongono la Lega sullo stesso piano dei peggiori protagonisti della Prima Repubblica. Bonasera e Romano non mancano di proporre ai lettori una succulenta galleria delle frasi e dei gesti eclatanti dei vari Borghezio, Gentilini, Salvini, Speroni, lo stesso "Senatùr", Cota, Zaia ed altri, ma, come detto, ricorrono al contributo di coloro che hanno creduto agli ideali fondativi del movimento, per poi staccarsene, quando dal fervore propagandistico, esso è passato a misurarsi con il potere, cristallizzandosi. E alla fine appaiono più chiare le ragioni di fondo che uniscono ora la Lega, in un patto d'acciaio, al partito-non partito di Silvio Berlusconi. Ragioni di ovvia opportunità e reciproca sopravvivenza.
Come pure viene condotto alla luce il volto nascosto del sedicente movimento secessionista, il quale, dietro all'apparenza efficientista e "celodurista", cela una faccia arruffona e affaristica. Essa si manifesta nella rozzezza e volgarità del linguaggio, nel parlare a vanvera di una mitica ed inesistente entità padana, nella riduzione della politica a chiacchiericcio da osteria, nell'ossessiva e petulante difesa degli interessi del proprio territorio come se fosse un affare privato. Con le camicie e i fazzoletti verdi che non possono non ricordare altre camicie di colore più cupo, gli attacchi ai diversi comunque essi siano (omosessuali, rom, africani, asiatici, ecc.), nelle tante manifestazioni di dubbio gusto come gli elmi cornuti, l'ampolla d'acqua del dio Po ed altre simili idiozie. In una continua messinscena cialtronesca che, volta a rafforzare la presunta identità di solo una parte della popolazione italiana, nasconde un clamoroso deficit di idee e progetti per risolvere i problemi reali, pur ostinandosi a voler parlare alla pancia dell'elettorato.
Il quadro, confermato dall'apprezzabile lavoro di ricerca, costituito da "Inganno padano", è quello della complessiva decadenza del Nord d'Italia illuminato, tollerante e industrioso, aspetto emblematico del più generale declino dell'intero Occidente, a cui contribuisce il marcio sotteso ai comportamenti istrionici degli emuli di Alberto da Giussano. Attraverso le parole di ex militanti della Lega da lungo tempo fuoriusciti o forzatamente allontanati, veniamo a sapere di operazioni finanziarie mal condotte che sono costate fior di quattrini a tanti ingenui militanti, di imbrogli pagati con i soldi pubblici, di amorali pratiche familistiche, di meschine gelosie e rivalità indegne di un partito che agli inizi voleva ripulire il costume politico nazionale. Si spiegano i repentini mutamenti d'opinione di Bossi. La storia quasi pirandelliana dell'alleanza tra lui e Berlusconi, in cui la concessione di un prestito per il pagamento di un debito non soluto, col rischio di finire in carcere per bancarotta fraudolenta, sottintende una mutua propensione al ricatto, declinata ora attraverso l'accordo inossidabile. Tutto il resto: lo Stato, i cittadini, il federalismo, sempre ammesso che sia questa la vera soluzione dei mali dell'Italia, la Padania indipendente sono soltanto bufale, abilmente centellinate per tenere stretti a sé i propri elettori. Quello più conta, anche per i seguaci di Bossi, è l'impunità e il tornaconto per sé, per i loro parenti e gli amici più stretti.

martedì 5 ottobre 2010

Apc-Cultura/ Libri: in un libro il "lato oscuro" della Lega "Inganno Padano", la ricostruzione di due giornalisti




Milano, 1 ott. (Apcom) - Da oltre vent'anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d'ordine, la simbologia. Secondo quanto raccontato nel libro "Inganno Padano.
La vera storia della Lega Nord" di Fabio Bonasera e Davide Romano (Edizioni La Zisa) sono ignoti, invece, aspetti meno virtuosi che secondo gli autori porrebbero la Lega sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della Prima Repubblica.

Il libro, che si avvale di una prefazione di Furio Colombo, racconta alcuni retroscena ignorati attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all'inizio, alle idee di Umberto Bossi per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere e al patto d'acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Red/Gfp