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mercoledì 5 gennaio 2011

“Il fratello schizofrenico” di Giulio Giallombardo


(“La Repubblica”, 2 gennaio 2011)

Il conflitto crudele con la nostra alterità, la lotta senza tregua con i fantasmi che si agitano nella coscienza, ma anche il coraggio di attraversare le “ombre” per imparare a convivere con loro. Di questo parla “Terzapersona”, il primo romanzo del noto avvocato Ennio Tinaglia, edito da La Zisa.
L’autore s’ispira alla sua esperienza di vita per raccontare la storia di Giorgio e del fratello Saverio, affetto da schizofrenia. Un rapporto conflittuale ed estremo, descritto senza falsi moralismi e sincero fino a diventare brutale. I due fratelli crescono insieme e imparano, lentamente, a riconoscere le loro diversità, attraverso ambigue dinamiche relazionali. Il confine tra l’essere sano e lo stato di malattia appare labile ed incerto, e i due personaggi scoprono, in modi diversi, di aver in fondo bisogno l’uno dell’atro.
Ma il prezzo da pagare è alto, la “cambiale” di una vita, come dice Giorgio, prima o dopo deve essere saldata. Questo accade irrimediabilmente dopo la morte del padre, che lascia al protagonista l’eredità di una famiglia difficile da gestire, con il fratello sempre più attanagliato dal male e la madre vittima della sua fragilità. Il racconto procede inesorabile dall’infanzia alla maturità, fino ad una sorta di lieto fine che sa più di tregua dopo una guerra. La scrittura è fluida e senza orpelli, lo stile asciutto e diretto, mentre il ritmo serrato tiene viva la storia infondendo ad ogni pagina la giusta tensione tragica, senza mai sfiorare l’eccesso retorico. Un lucido ed intenso diario di famiglia.

Ennio Tinaglia, “Terzapersona”, Edizioni La Zisa, pp. 176, euro 9,90

lunedì 29 novembre 2010

LIBRI: Storia di due fratelli in «Terzapersona» (Ed. La Zisa) scritto da Ennio Tanaglia



“Le piccole battaglie quotidiane di chi combatte l'handicap”

di Antonella Filippi (“Giornale di Sicilia”, 26 novembre 2010)

Viene in mente una scena del film “Il pianista” di Roman Polanski: durante un'irruzione in una casa di ebrei, la prima azione che le SS compiono è quella di sollevare un invalido, con annessa sua sedia a rotelle, e gettarlo velocemente dalla finestra. Molto velocemente. Senza perdere inutile tempo. Per carità, il riferimento è a un caso limite ma i rapporti tra chi è portatore di un handicap mentale o fisico e il mondo attorno è complesso. Ruota attorno a due fratelli, uno sano e l'altro con problemi psichici, il libro dell'avvo¬cato penalista Ennio Tinaglia, “Terzapersona” (Edizioni La Zisa), presentato ieri a Palermo con gli interventi del magistrato Lorenzo Matassa, che ha curato la prefazione, e della psicologa Virginia Salemi. E’ dura la quotidianità dei malati, come è tanta la fatica di chi, in famiglia, deve assisterli, ancor di più quando è la mente a smarrirsi. Un esercito di genitori, mariti, mogli, fratelli e figli che, giorno dopo giorno, deve confrontarsi con una realtà carica di disperazione. Tanto che spesso chi sta accanto a questi pazienti non si accorge più dei propri bisogni. Ecco allora Giorgio che, nel prendersi cura di Saverio, lotta per conservare degli spazi per sé e si muove tra rabbia, rassegnazione, speranza, rimorsi. Tra i tentacoli dei sensi di colpa che seguono a momenti in cui l'odio sembra prendere il sopravvento, in cui pensieri inconfessabili si fanno strada. Una sorta di battaglia di amore/odio di Giorgio contro Saverio ma, soprattutto, per Saverio, in un intrigante gioco di riflessioni: «Ripercorro - commenta Tinaglia - un bel tratto di vita dei due fratelli, Giorgio e Saverio. Dall'infanzia all'adolescenza, dalla presa di coscienza di Giorgio che dovrà farsi carico del fratello più grande, soprattutto dopo la morte del padre, senza però lasciarsi travolgere, mantenendo spazi vitali, a costo di sentirsi un po' mostro. Sono si¬tuazioni comuni più di quanto si pensi: comprendere che si tratta di sentimenti diffusi può fare sentire meno soli e aiuta a lasciare da parte la vergogna che può assalirti. Si tratta di dinamiche complesse che ricadono quasi esclusivamente sulla sfera familiare, poiché l'aiuto esterno è davvero limitato». A trent'anni dalla legge Basaglia.('ANFI')