mercoledì 10 novembre 2010

Ötzi alla Florence Tattoo Convention




Dal 5 al 7 novembre, la Fortezza Da Basso di Firenze ha ospitato la terza edizione della Florence Tattoo Convention.
Un percorso interamente dedicato al tatuaggio e alla sua storia senza tempo, oltre 120 partecipanti da tutto il mondo e una serie di eventi collaterali, come le danze tribali della Polinesia e la mostra “Eternal Signs: Mummies of the World”, sulle mummie tatuate. Un viaggio di tre giorni incentrato quindi non soltanto su tatuaggi e tatuatori che oggi affollano le città, ma anche sulla storia di quest'arte millenaria. In questo contesto si sono inseriti gli interventi del ricercatore EURAC Dario Piombino-Mascali e dell'antropologo statunitense Lars Krutak, conduttore della trasmissione Tattoo hunter/Global ink su Discovery Channel.
Autore del noto saggio “Il Maestro del Sonno Eterno” (pubblicato dalla casa editrice la Zisa di Palermo) in cui è stato finalmente svelato il mistero della formula di imbalsamazione di Rosalia Lombardo - la piccola mummia conservata alle Catacombe di Palermo e preparata dal finora ignoto imbalsamatore Alfredo Salafia - Piombino-Mascali ha presentato un excursus sulle mummie tatuate e sulla ragione di tale pratica, dalle precolombiane Cinchorro agli esemplari egizi e siberiani. Lars Krutak si è invece soffermato sulla storia e le origini del tatuaggio tribale e sul suo significato spirituale.
Particolare attenzione è stata riservata dal ricercatore dell'EURAC ad Ötzi, la mummia di Similaun custodita al Museo Archeologico dell'Alto-Adige ed ai suoi 57 tatuaggi, probabilmente fra le prime evidenze di agopuntura.
“L'interesse crescente che riscuote una mummia come Ötzi è indice di una forte volontà da parte di un numero sempre maggiore di fruitori di accostarsi a un mondo remoto e affascinante, a modi di vita e usi, compreso quello del tatuaggio, che valicano le barriere del tempo”, commenta Albert Zink, direttore dell'Istituto per le Mummie e l'Iceman dell'EURAC.
Scoperto accidentalmente nel 1991, Ötzi è presto diventato per molti il simbolo di un mondo ancora tutto da scoprire e da portare con sé, come dimostra il tatuaggio della mummia sull'avambraccio sinistro di Brad Pitt.

lunedì 8 novembre 2010

“Il volto nascosto della Lega Nord” di Maurizio Rizza


Da lungo tempo nutrivamo il sospetto che dietro il volto efficientista dei massimi dirigenti della Lega Nord si nascondesse una faccia arruffona e affaristica come eravamo abituati a vedere nel nefasto cinquantennio della cosiddetta Prima Repubblica.
La rozzezza del linguaggio, il parlare a vanvera di una mitica ed inesistente Padania, la semplificazione della politica a chiacchiericcio da osteria, l’ossessiva e petulante difesa degli interessi del proprio territorio come se fosse un affare privato, le camicie e i fazzoletti verdi che ricordano altre camicie di più cupo colore del famigerato Ventennio, gli attacchi ai diversi comunque essi siano (omosessuali, rom, africani, asiatici, ecc.), certe manifestazioni di dubbio gusto come gli elmi cornuti, l’ampolla d’acqua del dio Po e altre simili idiozie, lasciavano il dubbio che dietro a tutta questa messinscena cialtronesca si celasse soltanto il vuoto delle idee, come in effetti è, e che il farsi e sentirsi parte di quella gente del Nord che ancora si crede in diritto di dare lezioni di operosità e correttezza al resto del Paese e soprattutto a coloro che abitano da Roma in giù, non fosse nient’altro che un bisogno di consolidare una comune identificazione tra partito e popolo che pure di per sé non è un atto sbagliato, se preso con le dovute cautele e i necessari distinguo.
Una classe dirigente è tale solo quando si propone di educare, correggere e migliorare gli uomini e le donne che la seguono, e non si limita soltanto a raccoglierne gli umori, i vizi e le paure amplificandone a dismisura i contenuti fino a farli diventare verità incontrovertibili.
Fosse stato solo questo, ne avremmo riso amaramente, compiangendo magari la triste decadenza di quel Nord illuminato, tollerante e industrioso a cui guardiamo ancora con orgoglio, simpatia e, perché no, con un pizzico di riconoscenza. Ma ora abbiamo la conferma che il marcio si annida anche tra gli istrioneschi emuli di Alberto da Giussano. Ci è bastato leggere un documentatissimo libro di due giornalisti siciliani Fabio Bonasera e Davide Romano (Inganno padano. La vera storia della Lega Nord, La Zisa, 2010, pp. 176, € 14,90) per trovare conferma a quelle che erano solo delle vaghe supposizioni.
Veniamo così a sapere, e ce lo confermano ex militanti della Lega da lungo tempo fuoriusciti o forzatamente allontanati, di operazioni finanziarie mal condotte che sono costate fior di quattrini a tanti ingenui militanti, di imbrogli pagati con i soldi pubblici, di scandalose pratiche di nepotismo che noi meridionali conosciamo benissimo e di cui pensavamo di avere, purtroppo, l’esclusiva, di meschine gelosie e rivalità indegne di un partito che agli inizi si era presentato come moralizzatore del costume politico nazionale, della occupazione di spazi di potere come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista avevano, ma con ben altro profilo, rastrellato per decenni, di abusi piccoli e grandi di amministratori pubblici, e di altre consimili nequizie che soltanto coloro che hanno frequentato o frequentano le segrete stanze del Carroccio conoscono perfettamente.
Ci spieghiamo anche il repentino voltafaccia di Bossi nei confronti del cavalier Berlusconi, in un primo tempo accusato di essere mafioso, e poi diventato un inossidabile alleato. È una storia pirandelliana, che dietro alla concessione di un prestito per il pagamento di un debito non soluto col rischio di finire in carcere per bancarotta fraudolenta, sottintende una mutua propensione al ricatto: io ti tengo in pugno perché se mi tradisci ti sputtano di fronte ai tuoi elettori che ti faranno a pezzi e in più ti concedo certe libertà nella tua Padania, dice l’uno; e l’altro, io se ti faccio mancare i miei voti in Parlamento ti getto in faccia ai giudici che ti vogliono processare, ma ti concedo di farti le leggi in favore del tuo impero economico, che se non ti mettevi in politica si sarebbe sciolto come neve al sole. Uno scambio di cortesie, ma non fra gentiluomini. Parole non scritte, ovviamente; soltanto pensieri che ciascuno dei due conosce perfettamente.
Due tipi così non possono non essere alleati, e lo saranno sempre perché tanto hanno da perdere camminando separati e al contrario molto da guadagnare finché riusciranno ad imbonire con le loro facezie una larga fetta di elettorato facile a farsi sedurre da promesse mirabolanti o da favori assai remunerativi. Tutto il resto: lo Stato, i cittadini, il federalismo (sempre ammesso che sia questa la soluzione dei mali del nostro Paese, della qual cosa ne dubitiamo profondamente), la Padania sono soltanto frottole per gonzi abilmente centellinate per tenere stretti a sé i propri elettori. Quello che realmente conta è l’impunità e il tornaconto per sé, per i loro parenti e gli amici più stretti.
Qualcuno obietterà che l’origine meridionale di Bonasera e Romano è sospetta di partigianeria, altri diranno che le fonti di cui si sono serviti per stendere il loro volume sono certamente da ascriversi all’odiato comunismo nostrano, o che le testimonianze raccolte sono inficiate dall’astio personale covato dai transfughi del Carroccio (Fabrizio Comencini, Gianfranco Biolzi, Ettore Beggiato). Siamo pronti a scommettere. E siamo pure pronti a scommettere che milioni di elettori presteranno fede ai tanti corifei di lor signori. Di asini coi paraocchi sono piene le strade.
Va da sé che non tutto quanto hanno scritto i due autori è pienamente condivisibile.
Ogni autore sa bene però che potrà essere criticato, che le sue parole potranno essere accolte con riserva, o completamente rigettate. Fa parte delle regole del gioco. È una questione di libertà, che è innanzi tutto rispetto reciproco dei ruoli. Purtroppo nel nostro Paese sono tanti coloro che delle regole democratiche fanno giornalmente carneficina. Il dissenso o la semplice critica possono diventare un delitto di lesa maestà, con tutte le conseguenze che ne possono derivare in termini di dileggio, ostracismo e, nel peggiore dei casi, di distruzione morale del dissenziente.
Ma tant’è. Così vanno le cose nell’Italia di Bossi e Berlusconi. E se non c’è da stare allegri, da quando l’opera di normalizzazione del pensiero va raccogliendo i suoi frutti avvelenati, è anche vero però che proprio in ragione di ciò abbiamo bisogno, un disperato bisogno, di scrittori, intellettuali, giornalisti che, rifuggendo dai comodi e gratificanti vantaggi che offre l’omologazione culturale, preferiscono raccontare la realtà anche nei suoi lati più oscuri, rischiando in prima persona, specialmente quando si indaga nei meandri oscuri del potere: e quello odierno è uno dei peggiori che l’Italia ha conosciuto dai tempi dell’unificazione.
La verità è sempre rivoluzionaria, diceva qualcuno: è una massima vera e sempre attuale, che prima o dopo trova la forza di riemergere dalle nebbie della mistificazione, dell’inganno e dell’oscurantismo forzato. Ecco perché, per il bene di tutti, settentrionali e meridionali, dobbiamo essere grati a Fabio Bonasera e Davide Romano di averci svelato, in questo libro, il volto nascosto della Lega Nord. È una piccola pietra, una delle tante piccole pietre che possono far crollare il massiccio castello del centro-destra italiano. Del resto, sono le piccole pietre che cambiano la storia.

Fabio Bonasera e Davide Romano, "Inganno Padano. La vera storia della Lega Nord", Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90

venerdì 5 novembre 2010

IL KILLER BUDDISTA di Amelia Crisantino (La Repubblica, domenica 31 ottobre 2010)



ALESSANDRO CITARRELLA FIORE, “I ribelli della luna”, Edizioni La Zisa, Pagine 90, Euro 8

STORIA di killer, prostitute e racket a Palermo: ma niente stereotipi, scrittura molto consapevole e controllata, atmosfera pulp e ironica al punto giusto. Ne “I ribelli della luna” di Alessandro Citarrella Fiore, la capacità di usare violenza senza starci tanto a pensare ,è il primo dei requisiti richiesti: protagonista – voce narrante è un killer alla Tarantino, che pratica la musica e ama la letteratura. Svelto di mano, insensibile solo all'apparenza, il killer Ax s'è innamorato di una prostituta di colore. Lei sta accumulando i quattrini necessari a riscattare la sua libertà, lui passa a salutarla prima di andare al lavoro. Come un qualsiasi bravo ragazzo. Al momento va ad ammazzare un paio dei nemici del suo capo, ma nel tempo libero è un non violento persino un po' buddista: il suo più grande desiderio è aiutare gli altri, fare sempre "la cosa giusta". Ax sente di essere solo uno che vive in un mondo violento, uno che vuole fare bene il suo lavoro. A tempo perso "protegge" un paio di ragazze, ma non vorrebbe mai essere uno sfruttatore. Solo, lui le protegge dai pericoli della strada. Qualche piccola guerra di mafia diventa un elettrico confronto fra gang rivali, quasi una partita a flipper veloce e tutta giocata sul filo del rasoio. Il Grande Capo si chiama 'u Panzuni, sentimentale e spietato si avvia a diventare il re della malavita palermitana. La sua scalata costerà molte vite ma, dice Ax, «ogni guerra ha i suoi eroi».

lunedì 1 novembre 2010

“La verità sul 2012” di Walter Ferreri (La Zisa). Recensione di Massimiliano Razzano (“le Stelle”, novem-bre 2010 – n. 89)


“La verità sul 2012” di Walter Ferreri (La Zisa). Recensione di Massimiliano Razzano (“le Stelle”, novem-bre 2010 – n. 89)


Walter Ferreri, “La verità sul 2012”, Edizioni La Zisa, Pagine 112, Prezzo € 8,90

Davvero nel 2012 finirà il mondo come hanno previsto i Maya? Alzi la mano chi non ha sentito questa do-manda almeno una volta. Chiariamo subito dicendo che non ci sono prove scientifiche di una catastrofe planetaria nel 2012. Inoltre, secondo quanto ci insegnano gli archeologi, i Maya non si sono mai sognati di far finire il mondo nel 2012 (v. Le Stelle n. 79, pp. 32-36). Tutto il fracasso mediatico intorno al fatidico anno 2012 non è altro che l'ennesima colossale bufala, come ci racconta Walter Ferreri nel suo nuovo libro.
Dove nasce la convinzione che la fine del mondo debba avvenire nel 2012, per la precisione il 21 dicembre? Senza dubbio l'idea di un "giorno del giudizio" è molto antica e se ne trovano tracce in molte civiltà, da quella ebraica fino alle varie previsioni funeste che circolavano nel Medioevo. Molti conoscono il celebre detto "Mil-le e non più Mille", creato allo scadere del primo millennio e riproposto molto più recentemente nel 1999. Per fortuna siamo ancora qui, alle prese con la prossima imminente fine del mondo, almeno secondo le previsioni di nuove teorie pseudoscientifiche. L'idea del 2012 nasce a metà degli anni '70, quanto lo scrittore Frank Waters notò in uno dei suoi romanzi che nel 2012 finiva un ciclo del calendario Maya chiamato baktun 13. Un baktun dura poco più di 394 anni, e al suo termine il calendario Maya mostra una stringa di zeri, come un contachilometri dopo una sfilza di nove. Negli anni successivi il baktun 13 è stato collegato a vari fenomeni, dagli allineamenti planetari all'incon-tro con una pioggia di corpi cometari. Libro dopo libro, anno dopo anno, la verità storica sul calendario Maya è stata quindi distorta e associata agli scenari catastrofici più improbabili, falsi ma che fanno vendere un sacco di libri. Nella prima parte del libro l'autore passa in rassegna tutti gli aspetti "astronomici" di questa ennesima profezia di catastrofe. Tra allineamenti cosmici, calendario Maya e quartine di Nostradamus, che non poteva di certo man-care in questa galleria delle bufale, l'autore ci mostra quali sono davvero gli eventi astronomici del 2012. Fra cui troviamo un transito di Venere sul disco del Sole i16 giugno, un'opposizione di Marte il 3 marzo e una "Blue Moon" nel mese di agosto. "Blue Moon" non significa che la Luna diventa blu, ma è solamente un modo di dire americano per definire la seconda Luna Piena nello stesso mese. Si parla, insomma, di eventi astronomici molto inte-ressanti ma di certo non catastrofici.
In realtà i problemi di cui dovremo preoccuparci sono ben altri, perché il cosmo può essere ben, più minac-cioso e imprevedibile. Il nostro pianeta potrebbe essere colpito ad esempio da una cometa o da un asteroide. Per farci un'idea dell'impatto di una cometa possiamo ricordare l'evento Tunguska, che il mattino del 30 giugno 1908 devastò 60 km2 di taiga siberiana. Parlando di asteroidi, ricordiamo che uno di essi potrebbe aver causato l'estinzione dei dinosauri circa 65 milioni di anni fa. Guardando al futuro, appare minaccioso l'incontro con l'asteroide Apophis nel 2036, sebbene le probabilità di un impatto siano veramente minime. Sicuramente la comunità internazionale segui-rà il percorso di Apophis nella sua orbita, e il tempo a disposizione ci fa pensare che saremo in grado di combattere questa eventuale minaccia futura. Vi sono poi eventi improvvisi e non prevedibili, come l'esplosione di una supernova, che sarebbe letale se esplodesse entro circa 60 anni luce di distanza da noi. Al momento non cono-sciamo stelle così vicine pronte a esplodere, ma dobbiamo comunque ricordarci che nell'Universo possono esserci esplosioni ben più potenti, come i famosi lampi gamma, che potrebbero diventare molto pericolosi in caso di esplosioni ravvicinate. Parlando di catastrofi globali, non dobbiamo dimenticare le minacce dal sottosuolo, come ter-remoti ed enormi eruzioni. A questo proposito basta ricordare che il Parco Naturale di Yellowstone si trova al di sopra di un'immensa caldera vulcanica di circa 70 km di diametro. Sono proprio queste minacce cosmiche l'argomento della seconda parte del libro, che passa in rassegna le attuali conoscenze scientifiche su quella che potrebbe davvero essere la fine del mondo ma non nel 2012 bensì in un remoto futuro.
Walter Ferreri è ben noto ai nostri lettori e non ha certo bisogno di presentazioni. Astronomo dell'Osservatorio di Pino Torinese e consulente scientifico di "Nuovo Orione", la rivista "cugina" de Le Stelle, svolge da anni un'attività divulgativa di primo piano. Con questo nuovo libro Ferreri ci regala un esempio della sua capacità di divul-gatore, utilizzando il 2012 come spunto per raccontarci temi scientifici di grande interesse come le catastrofi planetarie di origine astronomica. Una lettura sicuramente piacevole, con la quale potremo rassicurare amici e parenti ter-rorizzati dal 2012. E magari farli riflettere sulle reali catastrofi cosmiche che minacciano il nostro piccolo pianeta azzurro.

“Scrittori in scena” di LAURA NOBILE


Repubblica (28, ottobre 2010)

DUE giorni di incontri con gli scrittori e i critici, concerti, reading e spazi di intrattenimento sotto il segno della diversità, esplorata nelle diverse espressioni linguistica, sociale, politica e culturale. È il filo rosso della terza edizione del Mondello giovani, il festival della letteratura giovane ideato dalla Fondazione Banco di Sicilia. La manifestazione, che dal 2008 affianca il "Premio internazionale Mondello" si rivolge in particolari ai giovani esordienti e quest' anno si snoda tra l' ormai tradizionale sede del Kalhesa di Foro Umberto I, la Feltrinelli e il teatro Biondo. Gli ospiti sono anche stavolta, autori italiani di narrativa, poesia e saggistica, appartenenti ad una fascia d' età che va dai venti ai trent' anni fino a quelli che, in qualche modo, sono considerati i maestri di questa nuova generazione. Si comincia al Kalhesa alle 17 con la proclamazione dei vincitori del concorso ApertaMente, che hanno inviato brevi componimenti poetici via sms ed mms. Durante l' incontro saranno letti alcuni sms e proiettati alcuni degli mms selezionati: presenta l' attrice Stefania Blandeburgo. Si prosegue alle 21 con "Letture differenti", reading di tre giovanissimi scrittori siciliani che leggeranno passi dalle proprio opere sulla diversità: ecco allora Alessandro D' Avenia col suo "Bianca come il latte, rossa come il sangue" (edizioni Mondadori), e poi Guglielmo Dragotta con "Le chimere di Babele" (Il Filo), e Leonardo Stella, autore de "La terza guerra Titanica. Gabriele ed Emanuele" (La Zisa). A seguire, c' è la performance live del gruppo jazz "Emmanuel Chiro & band", composta oltre che dalla vocalist palermitana, da Roberto Brusca al piano, Diego Tarantino al basso, Giuseppe Urso alla batteria e Samuele Davì alla tromba. Domani alle 17 ci si sposta alla libreria Feltrinelli con il talk show dal titolo "Premio Mondello e diversità" e qui la conduttrice Teresa Mannino dialogherà con Carlo Carabba, Roberto Deidier e Luca Giachi, vincitori di passate edizioni del "Mondello". Alle 21 al teatro Biondo si chiude con la serata su "Le diversità/parole & musica", uno show in cui musica e letteratura interagiscono per raccontare lingue e stili differenti dell' universo giovanile. Teresa Mannino intervisterà Michela Murgia, la giovane scrittrice sarda vincitrice del SuperMondello 2010" con "Accabadora" (Einaudi). Al termine c' è il concerto di Lello Analfino con ovvero Lino Costa alla chitarra e Giampiero Risico ai fiati e percussioni.L' ingresso è libero.

giovedì 28 ottobre 2010

Torino 3 novembre, Presentazione del saggio di Walter Ferreri, "La verità sul 2012", Edizioni La Zisa


“La verità sul 2012” è il titolo del saggio dell’astronomo Walter Ferreri, edito dalla casa editrice La Zisa, che verrà presentato dalla giornalista del Tg Leonardo della Rai, Rosa Brusin, mercoledì 3 novembre, alle ore 18, presso la Feltrinelli Libri e Musica di piazza C.L.N. 251, a Torino. Sarà presente l’autore.


Il libro: Walter Ferreri, “La verità sul 2012”, Edizioni La Zisa, pp. 112, euro 8,90 (ISBN: 978-88-95709-55-0)

Recensione de “La Stampa” (18/05/2010) “La bufala 2012. Poi non dite che nessuno vi aveva avvertito!” di PIERO BIANUCCI

Da sempre il tema della fine del mondo terrorizza e affascina l’uomo. Ne parlano gli antichi testi sacri di varie religioni, i movimenti millenaristi (ma quella della paura dell’Anno Mille è una leggenda, un falso storico: all’epoca ben pochi sapevano in che anno si viveva), numerosi pseudo-profeti relativamente recenti come William Miller (1782-1849), i Testimoni di Geova (che però da qualche decennio hanno rinunciato a precisare date). Insomma, le apocalissi annunciate si sprecano. Persino Isaac Newton cercò di stabilire la data della fine del mondo: analizzando il testo biblico del profeta Daniele giunse a identificare l’anno 2060. Previsione allarmante per i più giovani, per altri, come chi scrive, tutto sommato rassicurante.



Newton però, oltre che grande scienziato, fu un teologo coltissimo, e credeva profondamente nella Scrittura. La sua previsione dunque è giustificata dalla buona fede. Ben diversa è la storia di previsioni più recenti, l’ultima delle quali fissa la fine del mondo al 21 dicembre 2012. In queste previsioni probabilmente non crede neppure chi le fa, e tanto meno chi ci specula sopra per far denaro con Dvd, libri pieni di falsità, programmi tv che vogliono scoprire misteri dove invece non c’è altro che ignoranza. Per fortuna qualcuno ha pensato di smontare la speculazione pezzo per pezzo. L’ha fatto Walter Ferreri con il suo libro fresco di stampa “La verità sul 2012” (La Zisa Editore, 106 pagine, 8,90 euro), una lettura non solo interessante ma anche divertente per lo humour che affiora tra le righe: l’ironia nasce spontaneamente per contrasto quando si esamina con argomenti seri una tesi invece di serio ha ben poco.



Astronomo all’Osservatorio di Torino, scopritore di numerosi asteroidi e fondatore della rivista che state leggendo, Ferreri parte dall’origine della favola della fine del mondo nel 2012. Il responsabile è il romanziere Frank Waters, che nel 1976 dedicò qualche pagina del libro “Mexico Mystique” al fatto che secondo il calendario dei Maya stava per concludersi un ciclo chiamato baktun 13. Senza entrare in particolari che il lettore troverà nel libro di Ferreri, basta ricordare che quell’antica popolazione americana contava il tempo in cicli: su scala breve utilizzava periodi di 20 e di 360 giorni, su scala più lunga adottava un ciclo di 7200 giorni e uno di 144 mila, detto baktun. Tredici baktun costituivano il Grande Ciclo, pari a 5125 anni. La credenza era che, terminato un Grande Ciclo, ci fosse una sorta di azzeramento del mondo, al quale sarebbe seguito un radicale rinnovamento. Poiché il Grande Ciclo in corso sarebbe iniziato l’11 agosto del 3114 avanti Cristo, saremmo ora prossimi al suo termine, che avverrebbe per l’appunto il 21 dicembre 2012. Questa indicazione fu poi ripresa in libri di altri autori e il mito della imminente fine del mondo è montato come la panna, arricchendosi di presunte motivazioni scientifiche e altrettanto dubbie previsioni che si vorrebbero concordanti con quella del calendario Maya, dalle profezie di Nostradamus a quelle di San Malachia. I temi scientifici tirati in ballo per supportare la catastrofe del 2012 sono molti: rallentamento della Terra, inversione del campo magnetico, orientamento dell’asse terrestre, allineamento dei pianeti o del Sole con il centro galattico, tempeste solari, impatto con il fantomatico pianeta Nibiru, una cometa o un asteroide, transito di Venere davanti al Sole in un anno bisestile. Questi argomenti offrono a Ferreri l’occasione per fare il punto sui fenomeni a cui si riferiscono, cosa senza dubbio istruttiva. Come effetto collaterale, il vaticinio del 2012 ne esce a pezzi, sepolto da una risata.



E’ chiaro che l’effetto sulla Terra di allineamenti planetari o galattici o transito di Venere è zero, mentre il pianeta Nibiru semplicemente non esiste. E’ curioso però ricordare che nel 2012 non ci sarà alcun allineamento di pianeti, e che in ogni caso il miglior allineamento ha un effetto mareale sulla Terra 14 mila volte inferiore a quello prodotto dalla Luna.



Certo, alcuni rischi esistono, ma non cambiano nel 2012 né in meglio né in peggio: impatto di comete, esplosione di supernove nei dintorni del Sole. Ma si tratta di rischi assolutamente minimi. Per comete e asteroidi minacciosi, inoltre, sarebbe già possibile preparare una difesa tecnologica. E stelle che possano esplodere come supernove a piccola distanza da noi fortunatamente non ce ne sono. L’apocalisse, insomma, è rinviata sine die. Con buona pace di Roberto Giacobbo, gran maestro di bufale scientifiche con la sua trasmissione “Voyager”. Ma lui i libri sul 2012 li ha già venduti, e in più è pure diventato vicedirettore di Rai2.

Walter Ferreri, astronomo, svolge la sua attività professionale presso l’Osservatorio Astronomico di Torino. È autore di una ventina di libri e fondatore, nel 1977, della rivista di astronomia ”Orione”, della cui versione attuale – “Nuovo Orione” – ricopre la carica di direttore scientifico. Per le sue scoperte e ricerche nel campo degli asteroidi l’Unione Astronomica Internazionale ha conferito il nome “Ferreri” all’asteroide 3308 EP.

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lunedì 25 ottobre 2010

Libri, esce "Inganno Padano" (La Zisa) di Bonasera e Romano


Roma, 23 OTT (Il Velino) - "Da oltre vent'anni - scrive un comunicato delle Edizioni La Zisa - la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d'ordine, la balzana simbologia. Sono pressoche' ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all'inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si e' passati alla gestione del potere. Diventano altresi' chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d'acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.

Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua citta' natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, e' direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.

Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell'ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed e' stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l'altro: Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009)".
(com/gda) 231122 OTT 10 NNNN

mercoledì 20 ottobre 2010

L'OPERAIO "Squillo" (PIERO MACALUSO, “Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat”, Edizioni La Zisa)


L'OPERAIO "Squillo" (PIERO MACALUSO, “Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat”, Edizioni La Zisa)

di GIULIO GIALLOMBARDO (la Repubblica, 17 ottobre 2010)

Sono tempi duri per chi lavora in fabbrica. Chi vi trascorre gran parte della propria vita, sa bene chi cosa parliamo. Sono proprio alcuni operai ad aver fornito la viva testimonianza della loro esperienza a Piero Macaluso, autore del monologo teatrale Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat, edito da La Zisa. Il regista- attore di Termini Imerese descrive con taglio quasi cinematografico la parabola proletaria di Giosuè Carducci, operaio segnato dalla
beffarda omonimia con l'illustre poeta. Nel protagonista dell'opera, vive, in effetti, un'anima lirica. Viene fuori nell'ingenuo candore con cui osserva il mondo: gli eventi scorrono passandogli accanto e lui ci si ritrova in mezzo quasi per caso, da spettatore inconsapevole.
La sua vicenda si svolge in quattro fasi che seguono un ideale e paradigmatico ordine cronologico. L'assunzione in Fiat è vissuta con l'entusiasmo di chi crede di entrare in una «fabbrica che non chiuderà mai». Poi arriva il lavoro vero, che si rivela duro, rischioso e sempre più opprimente. Segue, quindi, la lotta operaia, che giunge improvvisa e quasi per caso: «A Roma - dice Giosuè – era come stare dentro un lago blu». La storia del poeta-operaio, non può che concludersi col licenziamento, quarto ed ultimo inevitabile capitolo: ormai è il tempo dell’ "operaio squillo", ovvero «lavori quando ti pare, quando ti chiamano». Il monologo, che alterna siciliano ed italiano, è breve e forse un po' didascalico, ma, si sa, i testi teatrali si completano solo in scena.

PIERO MACALUSO, “Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat”, Edizioni La Zisa, Pagine 48, Euro 4,90

martedì 19 ottobre 2010

Invito - Palermo 22 ottobre, Presentazione romanzo di Alessandro Citarrella Fiore, "I ribelli della luna", La Zisa


Invito - Palermo 22 ottobre, Presentazione romanzo di Alessandro Citarrella Fiore, "I ribelli della luna", La Zisa

La Casa Editrice "La Zisa" ha il piacere di invitare la S.V. alla presentazione del romanzo "I ribelli della luna" di Alessandro Citarrella Fiore che avrà luogo venerdì 22 ottobre 2010 ore 18.00 presso la libreria Broadway di via Rosolino Pilo, 18 a Palermo. Interverranno: Angelo Pattavina; Giovanni Villino. Modererà: Davide Romano. Sarà presente l'autore

Alessandro Citarrella Fiore, I ribelli della luna (romanzo), Edizioni La Zisa, pp. 96, euro 8

Il libro: Vita in una Palermo notturna autentica e sognante, crudele e thrash, contraddittoria e speciale come solo questa città sa essere. I ribelli della luna è questo e molto di più, con le sue vie e le vite di personaggi che sembrano usciti da un film di Tarantino eppure sono straordinariamente siciliani: il Grande Capo, 'u Panzuni, Ax e Tigrero, le guardie del corpo Emanuelle e Selen, la splendida Marlene. Un sottobosco di prostitute, spacciatori, killer professionisti che è insieme un ironico dramma e una favola di oggi.

L’autore: Alessandro Citarrella Fiore è nato a Palermo il 5 giugno 1976. I ribelli della luna è il suo primo romanzo. Ha pubblicato alcuni racconti e poesie su una fanzine di Roma. Attualmente affianca il lavoro in una pizzeria alla passione per la scrittura.
Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".

venerdì 15 ottobre 2010

Fiero di essere siciliano

In Libreria: Liliana Galatioto, IL SEGRETO DELLA CITTA' NASCOSTA, Edizioni La Zisa, pp. 192, euro 14,90



Semiramide e Agesilaos: una principessa orientale di rara bellezza e un eroico spartiate, incaricato – più dal Fato, sembra, che da una precisa volontà degli uomini – di difenderne l'incolumità a dispetto dell'esiguità numerica del gruppo che comanda. Sulle tracce del misterioso richiamo della principessa, che valica i limiti del tempo e dello spazio, si trovano quasi involontariamente Daniel e Jessica, lui archeologo dilettante, lei donna da un passato difficile da vivere e da spiegare. Tra colpi di scena e dialoghi serrati, tra affascinanti balzi nel tempo e nello spazio, Il segreto della città nascosta è insieme un avvincente romanzo storico e un appassionante fantasy, in cui si intrecciano vite e percorsi opposti solo a un occhio superficiale.

Liliana Galatioto (Palermo, 1986). Diplomata al Liceo Artistico Statale “E. Catalano” di Palermo, nel 2009 si è laureata in Decorazione all’Accademia di Belle Arti della stessa città. Attualmente è iscritta al secondo anno del corso di laurea in Restauro Pittorico, sempre presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Appassionata di archeologia e di viaggi, nel tempo libero coltiva il suo hobby preferito: scrivere. Questo è il suo primo romanzo.

mercoledì 13 ottobre 2010

Chiamarsi Giosue Carducci e lavorare in Fiat: l’imprevedibile monologo di Piero Macaluso


da Panorama.it/libri

Chiamarsi Giosue Carducci e lavorare in Fiat: l’imprevedibile monologo di Piero Macaluso

Come dice il protagonista all’inizio del suo monologo, “chiamarsi Carducci, Giosue Carducci, come il poeta, è una bella responsabilità”. Se poi, con quel nome, lavori in Fiat, è chiaro che diventi il bersaglio per un facile sberleffo. Ed infatti, già al primo giorno di lavoro, un collega, sentendolo presentarsi, dice: “Compagni, ma in che cazzo di tempi viviamo se pure i poeti vanno a lavorare in fabbrica”.
Allora, forse, vale la pena di chiarire subito che questo Giosue Carducci non esiste. O meglio, esiste, ma solo nelle sguscianti pagine di un imprevedibile monologo teatrale da poco pubblicato per i tipi di una piccola casa editrice siciliana, La Zisa.
Si intitola Il mio nome è Carducci e lavoravo in Fiat e lo firma Piero Macaluso, attore, regista e autore teatrale che per anni ha lavorato con Silvio Benedetto nel Teatro degli Appartamenti a Roma.
Questo Carducci, dunque, non esiste. Però esiste la sua storia, iniziata con le premure di “uno che conosceva un altro, che era parente di un tizio che andava a pescare con uno che ci aveva la parola”, passata per una tuta blu e per una serie interminabile di spostamenti, e finita con una cortese lettera di licenziamento (che alla fine, tanto cortese, a dire il vero non era).
Una storia rapida, scandita in quattro fasi, che non ha nessuna intenzione di imporre messaggi ma che, proprio grazie a questo, di spunti ne offre a bizzeffe.
Innanzitutto per il tema, quello del lavoro, e in particolare del lavoro in Fiat. E poi per il metodo. Scrive Valentina Sauro, nella prefazione, che nel monologo di Giosue le sue parole non si rivolgono a nessuno in particolare, ma sono “per lui lo strumento necessario per prendere coscienza della realtà, per esternare il suo dolore e il suo universo interiore”.
È vero, ma bisogna pure precisare che il pregio di Macaluso risiede in gran parte nel tratto, tanto denso nei contenuti quanto delicato nella scrittura.
Ad esergo del monologo, il suo autore cita Gaber, ricordando – come faceva una sua celebre canzone - che “qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia”. A noi, il suo libretto, ne ricorda invece un’altra: “Tic”.
Anche quella si può ascoltare così, con divertimento, ma la si apprezza davvero solo con un pizzico di riflessione e di immaginazione. Sempre che se ne senta il bisogno, perché, come dice l’operaio Carducci, “per immaginare ci vuole la voglia e anche per quella ci vuole il tempo”.

(Filippo Maria Battaglia - Mercoledì 13 Ottobre 2010)
http://blog.panorama.it/libri/2010/10/13/chiamarsi-giosue-carducci-e-lavorare-in-fiat-l%E2%80%99imprevedibile-monologo-di-piero-macaluso/

lunedì 11 ottobre 2010

Le Edizioni La Zisa cercano collaboratori con esperienza per lavoro redazionale

Le Edizioni La Zisa cercano collaboratori con esperienza per lavoro redazionale. Inviare i cv a: segreteria@lazisa.it

"Edizioni La Zisa"
via Francesco Guardione n. 5/E, 90139 - Palermo
Tel. +39 091 331104 - fax +39 091 6127870
cell. +39 328 4728708, e-mail: presidente@lazisa.it
stampa@lazisa.it - www.lazisa.it
Blog: http://edizionilazisa.blogspot.com/

A novembre in libreria: Rosaria Brancato, "Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia", Edizioni La Zisa


Rosaria Brancato, "Con i tuoi occhi. Storia di Graziella Campagna uccisa dalla mafia", Presentazione di Rita Borsellino, Prefazione di Piero Campagna, Edizioni La Zisa, pp. 126, euro 12,90

La straordinaria vicenda di Graziella campagna raccontata anche dallo sceneggiato della Rai "La vita rubata" con Beppe Fiorello

Non succede mai nulla di terribile a Saponara. Cosa può accadere in un paesino arroccato sulle montagne, in provincia di Messina, la provincia babba? Qui non esiste la Mafia e nessuno può fare del male a una ragazzina. Ma il 14 dicembre 1985, due giorni dopo la scomparsa, il corpo della 17enne Graziella Campagna è ritrovato nello spiazzale di uno fortini che sovrastano la città. Su quel cadavere straziato, i chiari segni di un’esecuzione mafiosa. In questo libro, la giornalista Rosaria Brancato ricostruisce, con il piglio della cronista, i 24 interminabili anni di ricerca della verità giudiziaria, svelando insabbiamenti e – con essi – le collusioni, di un mondo parallelo a quello ufficiale, in cui criminali si mescolano alla gente per bene e alle istituzioni. Ma soprattutto, con la sensibilità della scrittrice, Brancato restituisce voce alle vittime di questa vicenda: a Graziella, al fratello Pietro – l’instancabile carabiniere che non ha mai smesso di cercare la verità -, agli altri membri di una famiglia “normale” travolta dal dolore, schiacciata da un meccanismo più grande delle loro vite di cui non avrebbero mai sospettato neppure l’esistenza.

Rosaria Brancato laureata in Scienze Politiche, giornalista professionista, ha lavorato presso La Repubblica, Il Giornale di Sicilia, L’Ora di Palermo, La Sicilia e presso le emittenti televisive Telecolor, Antenna Sicilia, Tgs, Televip. È stata portavoce del sindaco di Messina nel 2006 ed ha curato uffici stampa in occasione delle campagne elettorali per diverse formazioni politiche. È responsabile provinciale della commissione Pari opportunità della Fnsi e vice delegata nazionale.

Le Edizioni La Zisa aderiscono ad "Addiopizzo" e a "Libera" di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati "pizzo free".

venerdì 8 ottobre 2010

Politici a luci rosse “L’onorevole sadomaso”


Politici a luci rosse
L’onorevole sadomaso

di Paolo Fantauzzi (L’Espresso, 14 ottobre 2010)

Pratiche sadomaso spiattellate in un libro assai indiscreto. Intitolato “Buttana di lusso. Confessioni di una escort”, edizioni La Zisa. Al politico siciliano ivi descritto (ma non nominato) non è proprio andata giù. Davvero troppo, leggere del tanga in lattice e della maschera di pelle «simile a quella di Hannibal the Cannibal», del frustino, delle sculacciate («Picchiami, sono un bambino cattivo!») e delle pratiche di calpestamento subite da «stivaloni con tacco 14».
Pettegolezzi così piccanti da scatenare i palazzi del potere palermitano. Così, nei giorni scorsi, il politico, strenuo difensore della morale cattolica, ha fatto arrivare un avvertimento alla casa editrice. «Ci ha fatto sapere che abbiamo perso un amico e che d’ora in poi ci avrebbe ostacolato in ogni modo», racconta il direttore editoriale Davide Romano. «Ma noi non abbiamo amici. Se si ritiene danneggiato, ci porti in tribunale. Ma dovrà dimostrare che abbiamo mentito». Naturalmente, alla presenza della escort.