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lunedì 20 febbraio 2017

“La Grecia, la casa editrice La Zisa e la decisione di lasciare tutto per diventare pastore valdese” Intervista a Davide Romano di Giancarlo Antonucci




La Grecia è prima di tutto innamoramento, è un amore personale che dura da molti anni. L’attività editoriale lo ha solo aiutato a viaggiare e frequentarne i posti, girarla in lungo e in largo: quando può fugge ad Atene dove ha molti amici: «Per me la Grecia è la patria dell’anima. Avevo viaggiato anche prima, ma un rapporto diretto, forte, come quello con l’Ortodossia non l’avevo mai avuto. Con i miei amici greci invece ho allargato il campo delle mie ricerche spirituali, ed è nata un’esperienza diversa nel rapporto con la Chiesa greca». È stata anche la conoscenza di una spiritualità diversa, più intensa e personale, che ha favorito in Davide Romano la svolta della sua vita.

La seconda svolta, in realtà, perché già nei primi anni del 2000 aveva abbandonato la sua attività di giornalista di strada in una Palermo tormentata dai delitti di mafia, per riciclarsi in operatore editoriale, rilevando un po’ per sfida, un po’ per gioco, una avviata casa editrice in vendita e dando vita all’editrice La Zisa, con centinaia di opere internazionali in catalogo, splendide collane di poesia e prosa greca moderna e contemporanea ad impreziosire la collezione, un’attività editoriale cresciuta con l’esperienza quotidiana che lo ha portato in qualche decennio ad un elevato standard di qualità e ad un rilievo nazionale.

Ma la seconda svolta è più importante, perché investe la spiritualità, è – in un certo senso – un cambiamento totale di vita, una rivoluzione. Davide lo ha annunciato: vuole vendere tutto, abbandonare l’attività professionale e la ditta, il mondo secolare e approfondire i suoi studi di teologia per diventare pastore della Chiesa Valdese.

«La Grecia mi è servita anche per conoscere un altro modo di essere cristiano – racconta ispirato, e dalle sue parole emerge la serenità di una scelta pur complessa e definitiva – e questo è uno degli obiettivi che nei miei prossimi studi vorrò seguire, quello appunto di un dialogo vero, autentico con l’Oriente cristiano che mi sembra un po’ trascurato; sono due parti di una stessa realtà che comunicano poco fra di loro. Da cristiano occidentale penso che se continuiamo a privarci della spiritualità dell’Oriente cristiano perdiamo pezzi importanti della conoscenza, quella che un teologo chiamava la “cristallizzazione del cristianesimo in Oriente”. L’Occidente ha smesso di pregare, mi ha una volta detto un papàs, e il tema della preghiera profonda che si sente quando si è in Oriente è un tema che noi occidentali dovremmo riprendere, il tema dell’esperienza meditativa».

A dare una svolta decisiva alla vita di Davide Romano la Grecia ha contribuito con la sua spiritualità, e l’idea della collana Nostos, poeti e prosatori greci giovani e affermati, ma anche i grandi e celebrati, è nata da un progetto comune di un gruppo di amici all’inizio della crisi, per significare che la Grecia non è solo debito, economia, finanza, banche, ma anche – e ancora – letteratura, arte, gusto del bello.

«Fa veramente rabbia vedere che la crisi è andata sempre peggiorando – prosegue Davide cambiando tono, diventando più duro - la gente non ha più denaro, non ha più medicine per curarsi, non ha più lavoro, niente, eppure ormai non se ne parla più, non fa più notizia. Gli stessi Greci sembrano rassegnati e forse non hanno neanche loro più voglia e forza di continuare a combattere. Ma bisogna insistere, perché non è possibile pensare che l’Europa si mobiliti per le emergenze umanitarie e la Grecia non sia considerata, oggi, un’emergenza in tutti i sensi, un pezzo di Europa che è la culla dell’intera civiltà europea, un popolo fiero e dignitoso ridotto in miseria».

Con il cuore e con l’animo rivolto alla Grecia, Davide Romano, silenziosamente, senza proclami, con convinzione si prepara ad un grande passo, ad una scelta di vita che è voluta, cercata, amata.

lunedì 30 gennaio 2017

L'annuncio: voglio vendere la casa editrice per fare il pastore valdese. «Ho realizzato i miei progetti, ora voglio rendermi utile»






Davide Romano lascia la carriera, vale a dire la direzione del catalogo La Zisa che conta 300 pubblicazioni, per entrare in seminario. Con un'inserzione online in cui cerca acquirenti, da accompagnare nel periodo iniziale e a fronte di un costo abbastanza contenuto. «Il mestiere si impara, fondamentale è la passione»
Da editore antimafia all'entrata in seminario: è il percorso di Davide Romano, che nei giorni scorsi ha messo online l'annuncio per la vendita della casa editrice La Zisa, una storia lunga 29 anni. L'uomo sarà forse un giorno un pastore valdese, che guiderà il gregge di fedeli, sostenendoli con la dottrina di una religione liberale. Affascinato dalla cultura religiosa sin da ragazzo trova nella chiesa valdese la sua ragion d’esistere. Davide Romano è un uomo concreto e completo, con un percorso di studi e di attività professionale invidiabile. 
Cresciuto in una famiglia laica e circondato dai libri, afferma di averne nella libreria di famiglia diecimila. Un passato di studi teologici per passione, maturato in un convinto scetticismo per la struttura del dogma cattolico che lo porta ad intraprendere la carriera giornalistica: è stato uno dei primi palermitani ad occuparsi di ufficio stampa per i privati e ha collaborato col quotidiano La Repubblica. È nel 2007 che rileva, insieme ad alcuni amici, La Zisa edizioni. L’acquisirono già dotata di testi che affrontavano temi pungenti, spinosi per l’epoca: la mafia, la vita di Borsellino, le stragi. Pubblicati adesso riempirebbero la ridondante prosopopea dell’antimafia impegnata, ma allora non era così facile opporsi a tale sistema di cose o parlarne pubblicamente e con il mezzo colto del libro.
Il mestiere dell’editore racconta di averlo imparato facendo: «Il mestiere si impara, fondamentale è la passione». Questo il proposito che accompagna l’aspettativa di chi prenderà il testimone nella conduzione del gruppo editoriale, lo stesso proposito che lo accompagnò quando, dopo che il resto del direttivo si era ritirato, solo ha guidato La Zisa nella pubblicazione di centinaia di libri aprendosi alla narrativa, oltre che i saggi e le inchieste. Il catalogo oggi conta 300 pubblicazioni a disposizione. La dotazione inserita in un locale mansardato a piano terra, dentro una splendida corte interna del palazzo di via Lungarini 60. Salendo sulla mansarda, accerchiai da scaffali di libri che salgono fino a toccare il tetto, quasi si crea una parete che insonorizza i disturbi della realtà per lasciar correre la pacatezza del sapere. Pacatezza che contraddistingue la sua persona nel coordinare il lavoro dei collaboratori. La stessa che usa nel descrivere il motivo della sua scelta.
Davide Romano spiega che «l’uomo moderno ha bisogno ed ha, come mai prima nella storia dell’umanità, la possibilità di poter cambiare strada. Dopo aver realizzato i miei progetti lavorativi, adesso ho bisogno di fare qualcosa che mi faccia star bene e che mi renda utile per una collettività». Il percorso pastorale valdese non è una censoria strada seminaristica cattolica, di distacco della quotidianità rispetto alla fede, ma un percorso teologico che tiene conto del variegato modo umano, accettandolo con tutte le diversità che lo contraddistingue. Dice di voler concludere prontamente la vendita della casa editrice, il costo è abbastanza contenuto ed è disponibile a prestarsi per un periodo di accompagnamento iniziale del nuovo acquisitore. E’ possibile effettuare una proposta scrivendo una mail a lazisaeditrice@gmail.com, o telefonando ai numeri 0915509295 o 3279053186. Nella pagina facebook ufficiale un post: «Molta gente mi sta chiedendo chi siano questi strani valdesi. Un libro per saperne qualcosa in più». Continua promuovendo un libro, il mezzo con cui si sente più a suo agio. (Francesco Lambri, www.meridionews.it, 28 Gennaio 2017)
 

Le parole che guariscono. In libreria il volume di Elena Beninati, “Di-saggio. Il linguaggio è terapeutico”, prefazione di Andrea Cusumano, Edizioni La Zisa, pp. 192, euro 16,00





L’intersezione fra diversi ambiti del pensiero, fra cui psichiatria e neuroscienza, filosofia linguistica e antropologia, ha portato alla nascita del cognitivismo e gettato le basi dell’ipotesi che i rapporti interattivi fra individui siano determinati essenzialmente dal tipo di comunicazione che essi instaurano l’uno con l’altro.
In questa ottica, ogni comportamento sintomatico umano può essere inteso come il risultato di errori di trasmissione e frutto dei disturbi di comunicazione fra gli individui, attenzionati nel loro darsi al mondo e inquadrati dal punto di vista del linguaggio. L’amore e il linguaggio terapeutico possono far saltare tale dis-equilibrio, e ristabilire, attraverso una catartica ristrutturazione, una sana comunicazione.

Elena Beninat i (27 febbraio 1982), “made in Palermo”, imprenditrice e mediatore civile, è giornalista dal 2005. Ha collaborato con «Panorama», «la Repubblica», «Il Giornale» e le case editrici Mursia e Rizzoli. Laureata in filosofia all’Università di Palermo, ha conseguito nel 2016 il Dottorato di ricerca in Scienze filosofiche con indirizzo Filosofia del linguaggio, della mente e dei processi cognitivi. Studiosa e appassionata di relazioni interpersonali a cavallo fra psicologia e filosofia, con Di-saggio è al suo debutto

Quale diritto alla privacy? In libreria il saggio di Mariarita Scacciaferro, “Accesso e riservatezza: due diritti separati in casa. Evoluzione storico-giuridica, dalla nostra Costituzione alla Legge Madia”, prefazione di Caterina Ventimiglia, Edizioni La Zisa, pp. 80, euro 12,00




Noi siamo le nostre informazioni, la nostra identità è affidata al modo in cui queste informazioni sono raccolte, trattate, collegate e fatte circolare. Dunque, il diritto alla privacy è un diritto fondamentale, un diritto della personalità, tutelato dalla nostra Costituzione. Oggi, per via del costante aumento della quantità di informazioni messe in circolazione sia da soggetti pubblici che privati, la tutela alla riservatezza è lo strumento essenziale tale da garantire all’individuo la libera costruzione della propria sfera privata, nella giusta pretesa di determinare in che misura egli desidera condividere parte di sé con gli altri, ovvero il diritto di controllare la diffusione dell’informazione circa se stesso.

Dallo studio condotto in queste pagine dall’autrice emerge con chiarezza come il rapporto tra la privacy e il diritto di accesso sia connaturato al delicato problema di come conciliare l’interesse pubblico alla trasparenza dell’attività amministrativa con la delicata tutela dei diritti della personalità che, specie dove entra in gioco la sfera più intima della privacy, può determinare quello che la giurisprudenza ha definito come un “aspro contrasto”.



Mariarita Scacciaferro è nata a Palermo (1977). Laureatasi in Giurisprudenza, si è impegnata, per diverso tempo, in attività di sensibilizzazione e promozione al recupero del territorio locale e alla legalità, collaborando con diverse associazioni no profit. Ex volontaria e attivista antimafia, esperta in leadership, management e progettazione, ha operato nell’ambito della cooperazione nel turismo responsabile e accessibile. Oggi, è dedita, principalmente, all’attività forense e politica.