giovedì 3 marzo 2016

In libreria il romanzo di Ludovico Benigno, “Alice tra le bancarelle della Vucciria", Edizioni La Zisa, pp.112, euro 9,90





Un vecchio palazzo cede sotto i colpi del tempo. Scampata una potenziale ecatombe, adesso un muro si erge a garantire l’incolumità dei sollazzi notturni dei giovani palermitani: è il Checkpoint Palermo, che separa la Vucciria Est dalla Vucciria Ovest. Sormontata da montagne di immondizia e delinquenza, la Vucciria continua a essere il centro della movida palermitana, così pericolante – e pericolosa – ma allo stesso tempo affascinante custode silenziosa di un tesoro pronto a svelarsi ogniqualvolta al peggio sembra non esserci fine.

Il tempo si dilata; un ratto, candido come l’innocenza, traccia una via di fuga tra la fatiscenza in piazza: Alice non ci pensa due volte e lo segue senza indugi. Non passerà molto tempo prima che la giovane metta in discussione quella scelta, tra i deliri – più o meno lucidi – del flusso di coscienza del quale si ritrova in balìa.

Con Alice tra le bancarelle delle Vucciria, Ludovico Benigno s’ispira liberamente al capolavoro di Lewis Carroll, riadattandolo alla martoriata realtà dell’antico mercato palermitano, fatto oggi sempre meno di bancarelle e sempre più di delinquenza. È un vorticoso viaggio senza punti di riferimento, durante il quale non si capisce mai dove comincia la realtà e dove la fantasia svanisce, alla vana e disperata ricerca della strada giusta da seguire.



Ludovico Benigno nasce a Palermo il 14 febbraio del 1984. Dopo una breve parentesi come attore di teatro presso la Compagnia di Franco Scaldati e la Compagnia Teatroterzouomo, si laurea presso l’Università degli Studi di Palermo in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo nel 2011. In seguito, nel 2014, consegue la laurea magistrale in Spettacolo Teatrale, Cinematografico, Digitale: teorie e tecniche, presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Cresciuto a pane e pallone, nel corso degli anni ha sviluppato una grande passione per il cinema e per la scrittura. Alice tra le bancarelle della Vucciria è il suo primo romanzo.

martedì 23 febbraio 2016

Novità in libreria: arriva il saggio di Valentina Catalano, “La letteratura italiana della migrazione. Il caso di Igiaba Scego”, Edizioni La Zisa, pp. 112, euro 12,00





La lingua italiana non è solo nostra, e la letteratura che di essa si nutre si declina al plurale esplorando i propri confini. In questa pluralità di voci provenienti da tutto il mondo trova terreno fertile la letteratura italiana della migrazione. L’autrice, esaminando le diverse fasi di tale produzione letteraria in Italia, si sofferma in particolare sul caso di Igiaba Scego, esponente della seconda generazione di scrittrici italiane di origine straniera.
La Scego, nell’essere metà italiana e metà somala, costruisce i suoi romanzi mettendo in scena le tematiche e le problematiche culturali legate alle identità femminili: le sue protagoniste sono sempre alla ricerca di un equilibrio identitario sospeso tra due diverse culture di appartenenza. In queste pagine si scoprono nuove forme di linguaggio, nuovi modi di pensare, di scrivere e di raccontare che avvicinano il lettore italiano alla nuova realtà interculturale di oggi.

Valentina Catalano è nata a Enna nel 1988 e vive a Catenanuova. Si è laureata nella facoltà degli studi classici, linguistici e della formazione presso l’Università Kore diEnna. Attualmente lavora come educatrice e rivolge la sua attenzione verso la formazione e l’educazione nella realtà dell’infanzia. Interessata alle diverse culture presenti nel mondo, pone un accento su tutto ciò che evidenzia una “differenza” e un “confronto”. Questa è la sua prima pubblicazione.

In arrivo in libreria l’ultimo romanzo di Salvatore Messina, “L’urlo e il vagito”, Edizioni La Zisa, pp. 272, euro 16,00





Un mistero avvolge la nascita di Benianimo, un giovane introverso, spesso oggetto di scherno da parte dei suoi coetanei, nato e vissuto fino al diciottesimo anno di età in un non meglio precisato comune della Sicilia. Lui stesso ne è consapevole, ma alle tante domande che si pone e che rivolge ai suoi compaesani e a coloro che crede i suoi genitori non riesce ad avere risposte plausibili. Anche l’immagine di violenza che spesso gli corrode il cervello è lontana da una logica spiegazione. Così scorre, tra alti e bassi, la sua vita; fino a quando, lavorando presso gli uffici comunali del paese, legge alcuni documenti illuminanti. Ma sarà l’incontro fortuito con alcuni conoscenti della sua vera famiglia d’origine a consentirgli, passo dopo passo, di sciogliere l’ingarbugliata matassa che si nasconde dietro la sua venuta la mondo, liberandolo una volta per tutte da quella ossessione. Tuttavia, la conoscenza dell’amara verità e la fuga dal paese resteranno soltanto una magra consolazione.

Salvatore Silvano Messina (Racalmuto, 1949) vive a Canicattì, dove esercita la sua professione di medico. Da anni impegnato nell’organizzazione di manifestazioni culturali e filantropiche, collabora assiduamente con alcune testate giornalistiche. Finora ha pubblicato il romanzo L’Ultima Matriarca (2012) e la raccolta di racconti Cronache della Deriva (2015).

lunedì 22 febbraio 2016

Libri: 'Messalina nasce in chat', tra realtà e finzione. Scritto da presidentessa consiglio comunale di Borgetto




(ANSA) - PALERMO, 18 FEB - "Per me l'amore è una bufala, perché ho vissuto questo sentimento solo con sofferenza". E' un po' questa affermazione che ha spinto Elisabetta Liparoto, 62 anni, insegnante di lettere e presidente del consiglio comunale di Borgetto nel Palermitano a scrivere 'Messalina nasce in chat', (LA ZISA EDIZIONI, PP 248, EURO 18). "Una storia, tante storie - aggiunge l'autrice - menzogna e verità si mescolano in un intricato, sottile e usurante gioco tra realtà e finzione". 
La protagonista è Mariuccia. La storia si dipana in una paesino dell'entroterra siciliano ma va anche negli Usa e tocca anche Roma. "Pensai a tutti i buoni propositi della mia adolescenza:  - racconta la donna - volevo cambiare il mondo ma ogni giorno che passava mi accorgevo sempre di più che era stato il mondo ad aver cambiato me. Pensai anche a Messalina che, come me, aveva rinunciato ai suoi sogni di ragazza! Il monitor nero del computer s'illuminò" e la protagonista del romanzo entrò in chat, "la stessa dove entrava sempre Rita: la pagina era lì davanti a me così vi cliccai sopra: Rosso chat". Dopo un serie di episodi ecco poi la svolta: "Ormai ero drogata di sesso: quello virtuale si era impossessato di me, non potevo farne a meno. 
Quando ero da sola - dice Mariuccia - mi collegavo in chat alla ricerca del Principe, colui che mi suscitava reazioni incredibili, colui che con le sue frasi erotiche riusciva a sciogliere le mie paure, i miei tabù". Ed in quel momento che si alternano vari incontri che passano dal virtuale al reale in un crescendo di tensione erotica. 
Scrive Piernicola Garofalo nella prefazione al libro: "Mariuccia, protagonista indiscussa del romanzo, rispecchia appieno la ricchezza mutevole e a tratti insondata dell'autrice. Varietà di percorsi affettivi, emozionali, storici familiari, tutti fortemente presenti e caratterizzanti la quasi totalità delle figure che si alternano sul proscenio figurato del racconto". E sottolinea: "E in fondo è la ricerca di una dimensione personale nelle sue componenti affettive, emotive e relazionali che la protagonista insegue, invano, per tutto il tempo e nelle varie situazioni senza venirne definitivamente a capo".

mercoledì 3 febbraio 2016

Arriva in libreria la seconda edizione riveduta e accresciuta del volume di Tatiana Kalinina, “Non solo caviale. Le ricette della cucina tradizionale russa”, Edizioni La Zisa, pp. 128, euro 15,00






Non solo caviale! Spesso ci si accosta alla cultura gastronomica di un paese straniero in maniera stereotipata e scontata, per cui Russia a tavola è, quasi sempre, sinonimo di caviale, insalata e vodka. In realtà, le ricette della cucina tradizionale russa, qui presentate – dagli innumerevoli antipasti ai primi come il boršč, ai secondi come la kaša, alla pasticceria con i suoi bliny e i suoi pirogi, fino alle bevande e al rituale del tè –, offrono al lettore una visione molto più ampia di ciò che il cibo rappresenta per i russi. Non un semplice ricettario, dunque, ma un vero e proprio racconto per far conoscere, a grandi linee, la storia della cucina russa e, allo stesso tempo, sperimentare le ricette base che spiegano, in modo molto semplice, come preparare alcuni dei piatti tradizionali più amati dai russi. Seguendo il consiglio dell’autrice, è un libro da leggere quasi come un piccolo romanzo, lasciandosi trasportare nel tempo alla scoperta di odori e sapori sconosciuti.

Tatiana Kalinina, nata a San Pietroburgo nel 1975. Dopo la laurea e il dottorato presso l’Università Statale Pedagogica di San Pietroburgo A.I. Herzen, ha insegnato per alcuni anni come docente di scuola elementare e media ed è stata organizzatrice di eventi e programmi culturali a San Pietroburgo. Trasferitasi poi in Italia, ha conseguito la laurea in Scienze per la Comunicazione Internazionale, presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Catania. Vive in Sicilia dal 2004, dove lavora, attualmente, come guida turistica.