Il deserto delle pagine che avanza nell'isola del sole e dei contrasti.
Indice di lettura in Sicilia: una
questione culturale o strutturale?
Gli ultimi dati sulle capacità di lettura di noi siciliani, provenienti
dall'Associazione Italiana Editori, non sono soltanto impietosi: sono il
ritratto di una catastrofe culturale che si consuma nel silenzio complice delle
istituzioni. Come diceva Leonardo Sciascia, nostro illustre conterraneo:
"La Sicilia ha questo di tremendo: che tutto vi accade come dovunque, ma
con una intensità che altrove non si riscontra". Anche il non leggere, in
Sicilia, avviene con un'intensità particolare.
Sapevamo già che il nostro popolo era fra quelli che leggevano di meno in
Italia, ma ora il divario con il resto del paese – e in particolare con le
province del Nord – e gli altri paesi europei si configura come un abisso
incolmabile, una voragine che inghiotte speranze e possibilità di riscatto.
Siamo un'isola anche in questo: isolati dalla cultura, dal sapere, dalla
conoscenza che si trasmette attraverso la parola scritta.
Pier Paolo Pasolini, che amava la Sicilia ma ne conosceva anche i limiti,
aveva intuito questo dramma: "La cultura è una difesa contro le offese
della vita". E noi siciliani, a quanto pare, siamo sempre più indifesi.
I numeri del disastro: percentuali
che raccontano una disfatta
La situazione delineata dalle varie percentuali presentate dall'AIE è
davvero drammatica. Nel sud Italia solo il 62% della popolazione ha aperto
almeno un libro nell'ultimo anno, mentre in Sicilia il dato è ancora più drammatico:
esso si assesta al 60%. Una cifra che fa rabbrividire, se pensiamo che in
alcune regioni del Nord si supera l'80%.
E attenzione: bisogna ricordare che "aprire un libro" non vuol
dire riuscire a leggerlo tutto. Uno può aprirlo, sfogliarlo, magari guardare le
figure, e poi richiuderlo, come si richiude una porta su un mondo che non ci
appartiene. E poi bisogna anche valutare di quale testo si sta parlando. Con
tutto il rispetto per i ricettari di cucina siciliana (ottima, per carità!),
per le biografie dei vari influencer dalle teste vuote e per le raccolte di
barzellette che fanno ridere solo chi le scrive, la cultura è altra cosa.
Come diceva Umberto Eco: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una
sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino
uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito...
perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Ma a quanto pare, noi
siciliani preferiamo la mortalità della nostra singola esistenza.
Lettori occasionali e abituali:
un'isola divisa in due
Nel Sud e nelle Isole, inoltre, si registra una più alta percentuale di
lettori occasionali, che si limitano a leggere un massimo di 3 libri all'anno.
Essi risultano il 37% dei lettori, mentre la percentuale di lettori abituali
che leggono anche più di 12 libri all'anno è in linea con il centro nord. Si
tratta dell'8% del totale di tutti i lettori.
Abbiamo quindi un'élite di lettori forti, che resistono come Asterix e
Obelix nel villaggio gallico circondato dai romani, e poi una massa di
non-lettori o di lettori occasionali che sfogliano un libro come si sfoglia un
album di figurine: distrattamente, senza passione, senza quella fame di
conoscenza che dovrebbe essere il motore della crescita personale e sociale.
Italo Calvino, che di libri se ne intendeva, ammoniva: "Chi usa la
letteratura per distrarsi vuole solo utilizzare una facoltà che in lui resta
attiva, quella dell'attenzione". Ma l'attenzione del siciliano medio
sembra essere catturata da ben altro: dallo smartphone, dalla televisione, dai
pettegolezzi di paese che rimbalzano di bocca in bocca più velocemente di un
virus.
La crisi della carta stampata: un
altro tassello del mosaico
Ugualmente drammatica la situazione dei quotidiani e delle riviste. Come
indicato dagli stessi direttori di giornale, le vendite continuano a diminuire
e ci sono territori centrali della nostra regione che sembrano possedere poche
decine di lettori, quasi tutti anziani che presentano delle difficoltà
nell'usare il web.
Indro Montanelli, maestro di giornalismo, diceva: "Un paese che ignora
il proprio ieri, non può avere un domani". E noi siciliani sembriamo
ignorare non solo il nostro ieri, ma anche il nostro oggi, riportato sulle
pagine dei giornali che nessuno legge più.
I quotidiani locali, che un tempo erano il termometro della vita sociale e
politica dei nostri paesi, ora sopravvivono a stento, ridotti a contenitori di
necrologi e pubblicità di mobilifici in svendita perpetua. Come se la morte e
il consumo fossero le uniche notizie che interessano ancora.
Le biblioteche: cattedrali nel
deserto
Anche il patrimonio librario delle nostre biblioteche risulta essere
carente. Esso è molto vecchio e sottodimensionato rispetto alle collezioni
delle biblioteche del settentrione. Si sta parlando di circa 1763 libri per
mille abitanti contro i 3244 volumi disponibili nel centro nord.
Le nostre biblioteche sembrano essere diventate ciò che Borges, maestro
della narrativa e bibliotecario lui stesso, temeva: "Ho sempre immaginato
il Paradiso come una specie di biblioteca". Ma le nostre, di biblioteche,
sono più simili a un Purgatorio dimenticato: scaffali polverosi, libri
ingialliti dal tempo, cataloghi che si fermano agli anni '90 come se il
millennio nuovo non fosse mai arrivato.
Ciò non vuol dire che la Sicilia e le altre regioni del sud Italia non
presentano collezioni bibliografiche di pregio. La stessa presenza di numerosi
archivi statali e regionali nel nostro territorio va contro questa
semplicistica lettura, ma come si può immaginare queste collezioni dispongono
di volumi alquanto superati e non aggiornati.
Marginale è anche il ridotto numero di accessi alle biblioteche.
All'interno della nostra regione su ogni mille abitanti si registrano poco meno
di cento accessi alle biblioteche, contro la media italiana, che è di circa 568
accessi. Molto distante la media del centro nord, che si attesta ai 774
accessi.
Antonio Gramsci, nel secolo scorso, scriveva: "Istruitevi, perché
avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza". Ma come può istruirsi un
popolo che non ha accesso ai libri, o che, pur avendolo, preferisce dedicare il
proprio tempo ad attività che richiedono meno sforzo intellettuale?
La chiusura delle librerie e delle
edicole: un territorio culturalmente desertificato
Una delle cause principali di questa situazione è la difficoltà di accesso
ai libri, con la chiusura di centinaia di edicole e di librerie in tutto il
territorio regionale. I piccoli centri sono quelli che hanno pagato il prezzo
più alto. In molti comuni siciliani non esiste più un solo punto vendita di libri
o giornali. Bisogna fare chilometri per trovare una libreria, e quando la si
trova, spesso è una di quelle grandi catene che privilegiano i bestseller e le
novità del momento, trascurando la cultura locale e i piccoli editori.
Gustave Flaubert sosteneva che "Leggere per innalzarsi è la cosa più
nobile che si possa fare". Ma come si fa ad innalzarsi se non c'è nemmeno
la possibilità materiale di procurarsi un libro? È come pretendere che un
contadino coltivi la terra senza avere né seme né aratro.
Le librerie non sono solo punti vendita, sono presidi culturali, luoghi di
incontro e di scambio, spazi dove le idee circolano insieme ai libri. La loro
chiusura rappresenta un impoverimento non solo commerciale ma anche sociale e
intellettuale.
L'abbandono scolastico: il seme della
non-lettura
Un altro fattore determinante è l'abbandono scolastico, piaga che affligge
la nostra isola con percentuali tra le più alte d'Italia. I ragazzi che
lasciano la scuola difficilmente diventeranno lettori. La scuola è il luogo
dove, tradizionalmente, si impara ad amare i libri, dove si acquisiscono gli
strumenti per comprendere e apprezzare la lettura.
Maria Montessori, grande pedagogista, insegnava che "Il bambino non è
un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere". Ma se il bambino abbandona
la scuola, quel fuoco non sarà mai acceso, e con esso si spegne anche la
possibilità di una vita illuminata dalla conoscenza.
Le statistiche ci dicono che i giovani siciliani tra i 15 e i 17 anni sono
i più propensi alla lettura (86%), seguiti da quelli tra i 18 e i 24 anni
(79%). Questo dato potrebbe sembrare incoraggiante, ma in realtà è emblematico
di un problema più profondo: man mano che si cresce, si smette di leggere. La
scuola, finché si frequenta, mantiene vivo l'interesse per i libri. Ma una
volta fuori, in una società che non valorizza la cultura, quell'interesse si
affievolisce fino a scomparire.
La competizione con i nuovi media:
una battaglia impari
Non possiamo ignorare l'impatto dei nuovi media sulle abitudini di lettura.
Smartphone, social network, videogiochi e piattaforme di streaming offrono un
intrattenimento immediato, che non richiede lo sforzo che invece è necessario
per leggere un libro.
Marshall McLuhan, visionario teorico della comunicazione, aveva previsto:
"Il medium è il messaggio". E il messaggio dei nuovi media sembra
essere: perché sforzarsi di leggere quando si può guardare? Perché costruirsi
un'opinione quando si può condividere quella altrui con un semplice click?
In Sicilia, terra di contraddizioni, questo fenomeno si amplifica. Siamo
tra le regioni con la più alta penetrazione di smartphone e social network, ma
con il più basso indice di lettura. Preferiamo scorrere le pagine virtuali di
Facebook piuttosto che quelle reali di un libro.
Una speranza per il futuro: i giovani
lettori
In questo scenario desolante bisogna tuttavia valorizzare alcuni importanti
segnali di speranza. La maggioranza dei lettori siciliani risulta più giovane
di 25 anni (i lettori dai 15 ai 17 anni sono l'86%, mentre quelli dai 18 ai 24
anni il 79%).
Questo dato, apparentemente positivo, deve però essere interpretato con
cautela. I giovani leggono per obbligo scolastico o per genuino interesse?
Continueranno a leggere anche dopo i 25 anni, quando saranno immersi nel mondo
del lavoro (per chi avrà la fortuna di trovarlo) e nelle responsabilità
familiari?
Eugenio Montale, poeta e giornalista, scriveva: "La cultura non è
professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l'esistenza
dell'uomo". Ma in Sicilia questa condizione sembra essere appannaggio di
una minoranza sempre più esigua.
L'insoddisfazione come motore di
cambiamento
Un altro dato interessante è che buona parte della popolazione siciliana si
ritiene insoddisfatta dell'offerta culturale presente all'interno della propria
regione e spinge per una valorizzazione del mercato librario interno.
C'è dunque una domanda di cultura che non trova risposta adeguata. C'è una
sete di conoscenza che non ha fontane a cui abbeverarsi. C'è un desiderio di
crescita intellettuale che si scontra con la povertà dell'offerta.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel suo capolavoro "Il Gattopardo",
faceva dire al Principe di Salina: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è,
bisogna che tutto cambi". Ma in Sicilia, paradossalmente, sembra che tutto
cambi (tecnologie, abitudini, stili di vita) affinché tutto resti com'è:
un'isola ai margini della cultura.
Conclusioni: un appello all'azione
La situazione della lettura in Sicilia non è solo un problema culturale, ma
sociale ed economico. Una popolazione che non legge è una popolazione più
facilmente manipolabile, meno critica, più incline all'accettazione passiva
dello status quo.
Federico García Lorca, che della Sicilia fu innamorato, scriveva: "Un
popolo che non aiuta e non favorisce la sua cultura è un popolo che non solo
perde la sua identità ma commette un suicidio sociale". Noi siciliani
siamo sul ciglio di questo baratro.
È necessario un piano di intervento serio e articolato: investimenti nelle
biblioteche, incentivi per l'apertura di nuove librerie, campagne di promozione
della lettura, valorizzazione degli autori locali, collaborazione tra scuole e
istituzioni culturali.
Ma soprattutto è necessario un cambiamento di mentalità. Dobbiamo capire
che leggere non è un lusso o un passatempo per intellettuali con la puzza sotto
il naso. Leggere è un diritto, un bisogno, una necessità per chiunque voglia
essere veramente libero.
Come diceva Gianni Rodari, scrittore e pedagogista: "Vorrei che tutti
leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più
schiavo". E noi siciliani di schiavitù ne abbiamo conosciute fin troppe
nella nostra storia millenaria. È tempo di liberarci anche da questa, la più
subdola: l'ignoranza.