giovedì 23 maggio 2013

In libreria il saggio di Romina Mazzara, “Trieste, una principessa che si mangia le unghie”, Ed. La Zisa, pp. 112, euro 10



“Trieste, una principessa che si mangia le unghie” è un saggio concepito come un romanzo e insieme come la più sentita delle dichiarazioni d’amore per Trieste, che l’autrice definisce sua città dell’anima, e per tutto quello che per lei Trieste significa, attraverso l’analisi, il più possibile appassionata e mai troppo scientifica, di tre personalità fuori dal comune, che in modo ugualmente fuori dal comune hanno raccontato e in un certo qual modo tentato di “salvare” Trieste: Mauro Covacich, Jan Morris e Anita Pittoni. Questo romanzo-dichiarazione d’amore è stato scritto in una settimana: Romina Mazzara non ha ancora capito (e se lo domanda spesso!) se Trieste può esserne davvero orgogliosa.

Romina Mazzara ha trentun’anni, ma vorrebbe averne ancora venticinque, perché dice che suona meglio, una laurea cum laude in Lettere e un’insana passione per Madonna, Sex and The City , il mare, la lavanda, i lampioni antichi, i viaggi con gli amici, i trolley consumati e il profumo del caffè. Adora fare colazione, insegna, scrive da quando aveva sei anni e ha un fratello in cielo e un fratello e una sorella d’anima, un gatto che si crede un cane e una famiglia che, ricambiata, adora. Ha conosciuto Trieste a 18 anni, c’è andata la prima volta a 24, e da allora non si è ancora fermata: per una nomade come lei, nulla come il nessun luogo può essere la migliore delle case.

In libreria la silloge di Margherita Ingoglia “…e il corpo fu oltraggio!”, Prefazione di Aldo Penna, pp. 96, euro 10


Margherita evoca lo spirito del fuoco. Esplora i sentimenti della gente, talvolta li sperimenta, talvolta rimane sulla soglia ad attenderli. Sinceramente curiosa del conoscere gli altri e attraverso gli altri se stessa. Leggendo le sue poesie si intuisce di lei e delle fantasmagorie che ne guidano i passi. È come avere un chiavistello che schiude un mondo interiore che si svelerà davvero solo a chi saprà catturarne i segreti codici. (...) Il tema del nudo e del corpo affascina: “Noi ci esprimiamo con il corpo, siamo corpo”. È come un ponte lanciato verso gli altri e se stessa. (...) E infine parole dense quasi un umore dell’anima, un liquido corporale del sentimento che cerca espressione. Poesia come follia d’amore, perdizione attraverso l’esaltazione per la poetessa della sensualità. (Dalla Prefazione di Aldo Penna)


Margherita Ingoglia ha studiato Lettere alla facoltà di Palermo. Residente a Sambuca di Sicilia, vive oramai da alcuni anni a Palermo. Ha svolto uno stage giornalistico a Partinico presso l’emittente Telejato . Ha ricevuto svariati premi, attestati di merito e un diploma d’onore per le sue composizioni che sono presenti anche sul sito di Rai News. Nel 2006 pubblica il suo primo libro di poesie, Aldebaran, Iuculano Editore, vincitore del primo premio internazionale “Vincenzo Navarro”. Alcune sue liriche sono presenti in antologie e riviste letterarie. Ha scritto per il Giornale di Sicilia, LinkSicilia, Blog - Sicilia, SicaniaNews, I Siciliani giovani, ed ha collaborato con l’emittente Tele Radio Sciacca e Telejato. Attualmente scrive per la Pagina Riformista, La Voce di Sambuca e SiciliaInformazioni.

In libreria l’opera teatrale di Nicola Lo Bianco “I tempi del poeta in piazza. Omaggio a Ignazio Buttitta”, pp. 98, euro 8



In libreria l’opera teatrale di Nicola Lo Bianco “I tempi del poeta in piazza. Omaggio a Ignazio Buttitta”, Prefazione di Salvatore Di Marco, Testimonianza di Paride Benassai, Con scritti di Natale Tedesco, Dario Fo, Salvo Licata, Leonardo Sciascia, Michele L. Straniero, Evgenij Aleksandrovič Evtušenko (Ed. La Zisa, pp. 96, euro 8)

Abbiamo immaginato Ignazio Buttitta negli ultimi giorni della sua vita, ripiegato su se stesso, come a fare un consuntivo di tutto ciò che ha animato i suoi sentimenti di uomo e di poeta: dall’amarezza per la diffidenza verso il suo impegno politico e civile alla consapevolezza di essere essenzialmente un poeta, il cantore di un popolo in un momento fervido e drammatico della sua storia. Un Buttitta di fronte alla morte che chiama a raccolta i protagonisti delle sue opere, di un tempo ormai lontano e trapassato, (...) quando, appunto, tutto si può raccontare da un punto di vista alto, come una favola “bella” da rappresentare, da mettere in scena, in un gioco speculare tra cielo e terra, tra ciò ch’è chiuso nel suo accadimento e ciò che rimane. (dall’Introduzione dell’autore)

Nicola Lo Bianco è nato e vive a Palermo, dove ha insegnato Letteratura italiana e Latino nei licei. Si occupa di poesia e di teatro e collabora a diverse riviste con recensioni e brevi saggi critici su autori contemporanei. Ha pubblicato Rapsodia del centro storico (Borgonuovosud, 1989), Riflessioni di un insegnante solitario (Borgonuovosud, 1995), Monologo sulla strage degli innocenti (Caputo tipografica, 2003), Lamento ragionato sulla tomba di Falcone (Coppola-Di Girolamo, 2010). Tra le opere teatrali si ricorda la messa in scena di Libertà Provvisoria; Cantica del lupo et altre stelle; Bianchi e Neri; Il muro, il pane, i bambini; I tempi del poeta in piazza; Sanfrasò; Vicolo sedie volanti.

In libreria il racconto storico “il segreto della torre” di Pasquale Braschi (Ed. La Zisa, pp. 48, euro 4,90)


Sembra di vederlo, l’abate Giovanni, nella biblioteca della Torre Alemanna, tutto indaffarato a redigere il registro della Commenda (...) in un giorno di agosto del 1469. (...) A un tratto, però, la sua attenzione è catturata da una pietra squadrata, differente da tutte le altre. Allora prima la guarda incuriosito, poi la osserva con maggiore attenzione, la tocca con le mani, riuscendo infine a leggervi sulla fredda superficie una strana iscrizione in latino: ex castro Corneti. Dal villaggio fortificato di Corneto. Ecco. Da questo momento ha inizio la misteriosa ed emozionante ricerca dell’abate Giovanni. Come messaggi in bottiglie affidate al mare, dalle profondità di un cunicolo sotterraneo riemergono segrete memorie intorno alla città di Corneto, rasa al suolo nell’aprile del 1349. (dalla Prefazione di Rosaria Tenore)

Pasquale Braschi è nato il 3 marzo 1970 a Cerignola. Dopo la maturità classica, consegue nel 1996 la laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari. Specializzato in biblioteconomia, ha lavorato presso la Biblioteca comunale di Cerignola. Dal 2001 è operatore di front office e consulente di orientamento presso il Centro Informa del Comune di Cerignola. Nel dicembre 2009 pubblica Viaggio fantastico, L’Autore Libri Firenze, primo classificato nella sezione opere edite del Premio letterario “Alla mensa dei sogni” (edizione 2010). Da circa un anno organizza e modera reading letterari e presentazioni di libri.

In libreria l’opera di Rosario Giuliano “Il tesoretto degli amici” (pp. 112, euro 10)


Con la semplicità e l’entusiasmo di un bambino, l’autore crede nel forte sentimento dell’amicizia e nella collaborazione tra gli uomini. Un mondo migliore è possibile, basta crederci. Un gruppo di amici ci prova, va a vivere a contatto con la natura, proprio nel cuore di Palermo, e grazie all’aiuto del fato o chi per lui, ognuno riesce a realizzare i propri desideri. Una favola moderna, quasi utopica, che ridona speranza. Lo sguardo disincantato dell’autore ci offre il resoconto di una vita sociale, politica ed economica sull’orlo del baratro, ma attraverso un’appendice semiseria prova a cercarne una soluzione con piacevole ironia.

Rosario Giuliano è nato a Palermo nel 1967. Dopo la licenza media ha frequentato l’istituto professionale dei Salesiani, conseguendo la qualifica di operatore specializzato nell’alluminio anodizzato. Dopo anni di precariato e dopo varie lotte sindacali è stato assunto come operaio ausiliario specializzato nell’azienda sanitaria ospedaliera di Palermo. Ispirato dai vari problemi che affliggono la sua città ha iniziato a scrivere e questa è la sua prima pubblicazione.