martedì 12 gennaio 2010

Dario Piombino-Mascali, “Il Maestro del Sonno Eterno”, pp. 144, euro 12,00, Edizioni La Zisa




Dario Piombino-Mascali, “Il Maestro del Sonno Eterno”, Presentazione di Arthur C. Aufderheide, Prefazione di Albert R. Zink, pp. 144, euro 12,00, Edizioni La Zisa-Palermo

Quali segreti custodisce Rosalia Lombardo, la ‘Bella Addormentata’ delle Catacombe di Palermo, ritenuta a ragione la più bella mummia del mondo? Quali alchimie hanno permesso la perfetta conservazione di una bambina di due anni, a quasi un secolo dalla sua morte? Chi ne è stato l’artefice? Tali interrogativi, rimasti per lunghissimo tempo irrisolti, trovano ora finalmente risposta in questo saggio dell’antropologo Dario Piombino-Mascali. Una ricostruzione appassionante della vicenda che lega la piccola Rosalia Lombardo ad Alfredo Salafia, imbalsamatore palermitano dai contorni finora velati dalla leggenda. Un viaggio avvincente, che l’autore compie prendendo per mano il lettore e conducendolo nel cuore di una storia mai rivelata prima, se non attraverso frammenti e contraddizioni. Un’attenta e meticolosa indagine, che coniuga il rigore scientifico ad uno stile accattivante ed esaustivo.


Dario Piombino-Mascali (dario.piombino@eurac.edu), nato a Messina nel 1977, è ricercatore presso l’Accademia Europea (EURAC) di Bolzano, dove coordina il Progetto “Mummie Siciliane”. Borsista della National Geographic Society, è stato recentemente insignito del titolo di membro onorario dall’American Society of Embalmers. Collabora attivamente con il Museo Archeologico dell’Alto Adige, i Musei Vaticani ed i Musei Reiss-Enghelhorn per lo studio scientifico di mummie umane.

lunedì 11 gennaio 2010

GLI SCIENZIATI SICILIANI ALLA SCOPERTA DEL COSMO, ESCE UN LIBRO PUBBLICATO DALLE EDIZIONI LA ZISA




PIPPO Battaglia è fondatore a Palermo della "Targa Giuseppe Piazzi", un premio internazionale per la ricerca e la divulgazione scientifica. Il suo nuovo libro, "Lucean le stelle. Cenni di storia dell' astronomia di Sicilia", con l' autorevole prefazione di Margherita Hack, aggiunge un tassello nella storia mondiale dell' astronomia, con la prima storia organica dell' astronomia siciliana. L' autore racconta con un linguaggio chiaro e appassionato il grande contributo che nel corso dei millenni filosofi, astronomi e fisici siciliani hanno dato alla conoscenza del cosmo, della materia ed energia che lo compongono. Il testo (pubblicato dall' editrice La Zisa, 222 pagine, 16 euro) è strutturato secondo un ordine cronologico: dalla cosmologia dei pitagorici alle teorie di Empedocle in età antica; dagli studi di Giovan Battista Hodierna e Giuseppe Piazzi in età moderna alle ricerche di Ettore Majorana, per concludere con le analisi dei raggi X e Gamma ad opera rispettivamente di Giuseppe Vaiana (direttore dell' osservatorio astronomico di Palermo) e dell' équipe locale del Cnr diretta dall' astrofisico Livio Scarsi. – (Gabriele Barone, La Repubblica 5 gennaio 2010)

Palermo 13 gennaio, Augusto Cavadi presenta il libro "Il prato e il pozzo" di Maria Teresa De Sanctis (ed. La Zisa)


Il 13 gennaio alle ore 17
a Palermo
presso la Sala delle lapidi a Palazzo delle Aquile
Augusto Cavadi, scrittore e filosofo
presenterà

"Il prato e il pozzo"
racconti
di Maria Teresa de Sanctis
(ed. La Zisa - www.lazisa.it -, pp. 64, euro 7)

l'autrice Maria Teresa de Sanctis

leggerà alcuni brani accompagnata
dal chitarrista Ivan Cammarata, autore delle musiche originali

« ...I protagonisti di questi racconti: attraversati da quell’atroce dualità che è la coincidentia oppositorum. Il dono della vita è anche una ferita e “la morte soltanto vince la morte”. I protagonisti di questi racconti: inventati e inventati per essere veri.. ». (dalla prefazione di Francesco Gambaro)

giovedì 7 gennaio 2010

Alessia Cannizzaro, “Buttana di lusso. Confessioni di una escort palermitana”, La Zisa, pp. 144, euro 12,00





Una città a luci rosse annidata tra le pieghe di un perbenismo di facciata. Palermo è anche questo. E a svelarne il suo lato oscuro è Chiara (o almeno così dice di farsi chiamare), una escort palermitana che da anni lavora proprio nella sua città. Sesso a pagamento, in casa o in trasferta, appartamenti di lusso come alcove, o hotel fuori porta. Tra i suoi clienti politici, avvocati, professionisti in genere, tutta gente della “Palermo bene”. Chiara ci racconta, senza falsi pudori, vizi e virtù di una città sommersa, conditi da particolari piccanti e non sempre prevedibili. Un libro/confessione che farà tremare i palazzi del potere…

Alessia Cannizzaro è giornalista professionista, laureata in Scienze della Comunicazione e in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale. Da anni lavora per tv e testate locali e nazionali. E proprio per un quotidiano palermitano ha condotto un’inchiesta sulla Palermo a luci rosse.

LIBRI: CRISTINA BOBBIO FIRMA 'PAPAGENA, ZUCCHERINO MIO' (ED. LA ZISA)=



GUIDA SEMISERIA AI LIBRETTI D'OPERA

Palermo, 5 gen. - (Adnkronos) - Leggere i libretti d'opera, prima di entrare in teatro, puo' risultare un'impresa ostica e noiosa.
Puo' suscitare, addirittura, reazioni opposte a quelle immaginate dagli autori. A guidare tutti gli appassionati in una comprensione piu' efficace dei libretti ci ha pensato la genovese Cristina Bobbio, autrice del libro 'Papagena, zuccherino mio. Guida semiseria ai libretti d'opera', pubblicato dalle edizioni La Zisa.

La Bobbio affronta con leggerezza ed ironia i testi dei libretti, rilevandone le incongruita' e accentuando nel contempo gli aspetti peculiari del melodramma. Aspetti che, da sempre, continuano ad appassionare milioni di cultori in tutto il mondo.

(Clt/Pn/Adnkronos) 05-GEN-10 16:25

martedì 5 gennaio 2010

“ ‘Ndrangheta, la mafia liquida” di Davide Romano e Maurizio Rizza


Alla conclusione anticipata della XV legislatura, la Commissione parlamentare Antimafia il 20 febbraio 2008 ha trasmesso alle Presidenze delle Camere la relazione annuale, redatta dallo stesso presidente Francesco Forgione, imperniata sulla ’ndrangheta calabrese e oggi pubblicata dalla casa editrice palermitana La Zisa (" 'Ndrangheta. La relazione della Commissione Antimafia" (pagg. 216, euro 15, www.lazisa.it).
Si tratta di un documento, come i lettori potranno constatare, di notevole fattura sia nella esposizione dei fatti accertati, che nella denunzia della estrema pericolosità di una organizzazione criminale – per troppo tempo sottovalutata, nonostante talune sottolineature da più parti avanzate già da qualche lustro – che oggi controlla tutto il territorio calabrese, che ha intessuto rapporti di collaborazione con analoghe organizzazioni criminali operanti in Italia e all’estero, e che negli ultimi trent’anni, nel nostro Paese, ha messo salde radici in quasi tutte le regioni del centro-nord.
Come sovente colpevolmente accade, sono stati alcuni eclatanti omicidi – nel caso specifico, la strage compiuta a Duisburg in Germania, nell’agosto 2007, e l’assassinio del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno – a mettere in primo piano l’esigenza di colmare i ritardi e i vuoti o a suscitare l’interesse diffuso nei confronti di temi scottanti, soprattutto quelli inerenti alla diffusione della criminalità organizzata di tipo mafioso, che altrimenti rimarrebbero destinati al silenzio o, nel migliore dei casi, alle snobbate analisi storico-sociologiche degli studiosi.
La relazione Forgione, da questo punto di vista, seppure non lo dichiari espressamente, vuole essere un monito alle istituzioni, in primo luogo, ma anche a tutte le categorie sociali e ad ogni singolo cittadino, di non prendere mai sottogamba taluni fenomeni che a prima vista possono apparire limitati nel territorio o di piccola entità. Se opportunamente presi in tempo certi morbi, anche i più gravi, possono essere curati e debellati definitivamente, senza il bisogno di ricorrere a misure drastiche e talora infruttuose, quando ormai il corpo è stato pesantemente intaccato e non c’è più speranza di completa guarigione. Fuor di metafora, se la pericolosità della ‘ndrangheta fosse stata colta al suo primo manifestarsi con i sequestri di persona e la richiesta dei relativi riscatti, oggi non ci troveremmo al punto in cui siamo, con la sua ramificata presenza in quasi tutto il territorio nazionale; con la potenza economica dei suoi clan, tale da poter condizionare pesantemente la vita di intere comunità, di interferire o condizionare i consigli comunali di non pochi comuni persino del nord Italia, di possedere decisive quote azionarie in imprese di medie e grandi dimensioni, di gestire in prima persona grandi centri commerciali, o di acquistare intere banche.
La ’ndrangheta non è strutturata come la siciliana Cosa nostra, – le sue strette maglie famigliari non hanno mai consentito, se non nell’ultimo periodo, di penetrare al suo interno –, sa meglio mimetizzarsi nella società, e non ricorre o non ha fatto ricorso, se non in pochissimi sparuti casi, agli omicidi eccellenti, ma la sua presenza nella gestione degli appalti pubblici, come nel caso sottolineato del tratto di autostrada che percorre il territorio calabro, risale agli anni Sessanta, ed un occhio vigile lo avrebbe notato di sicuro, se solo avesse voluto dare un’occhiata meno distratta. O, più recentemente, la condizione della intera Sanità, con lo sperpero di denaro pubblico e la morte di cittadini in particolare gli anziani, non poteva e non doveva passare inosservata da parte di chi aveva il compito precipuo di vigilare sulla sua regolarità. Non ci sono scusanti di alcun genere e per nessuno, di fronte a certi comportamenti delinquenziali fin troppo evidenti.
Se il Meridione ha gravi colpe per le sue sciagure, anche il Settentrione non ha alcun diritto a protestare la propria adamantina pulizia morale. Sul versante del malaffare Nord e Sud d’Italia vanno di pari passo, sono molto più vicini di quanto non sembri a prima vista. Tra la Calabria e la Lombardia (diventata ormai la quarta regione italiana per densità mafiosa), almeno nel campo della prevenzione del crimine, non c’è molta differenza. In tutte e due vi sono esponenti delle classi dirigenti che colludono in qualche modo o lasciano campo libero o si illudono di restare immuni o, pur sapendo, nulla fanno per prendere le necessarie precauzioni. Lo stesso discorso, seppure con talune sostanziali differenze, vale anche per il Lazio, il Piemonte, la Liguria e l’Emilia-Romagna, dove al posto della ’ndrangheta o insieme ad essa si annidano le cosche della camorra, di cosa nostra o della sacra corona unita. In nessun caso il denaro degli affari può essere una scusante o un alibi dietro al quale nascondersi, soprattutto quando mette in gioco la sicurezza e la vita degli altri.
Come non può avere alcuna giustificazione la progettazione ed esecuzione di alcune grandi opere di ammodernamento del nostro Paese, come per esempio l’alta velocità, certamente necessaria, quando dietro ad esse si muovono interessi illegali. O ancora, sbandierare come infrastrutture necessarie altre costruzioni, come il Ponte sullo Stretto di Messina, non solo dispendioso ma assolutamente inutile, promettendo migliaia di posti di lavoro, finiti i quali, tutto ritornerebbe al punto di partenza. Prima di procedere con queste iniziative, – solo, per intenderci, quelle realmente portatrici di ricchezza di lunga durata –, è necessario indagare ed avere tutte le garanzie necessarie sulla probità di coloro che, correttamente, hanno vinto il bando di concorso per la loro realizzazione. E in ogni caso, anche in quelle in cui non se ne riconosca la opportunità, come nel caso del Ponte sullo Stretto, – che fino ad oggi è costato al contribuente italiano una somma assai ragguardevole finita per l’intero nelle tasche di consulenti, progettisti, speculatori e quanti altri, senza alcun beneficio per la collettività – di accertarsi fino in fondo sulle reali intenzioni di tutti coloro che in un modo o nell’altro vi ruotano attorno, sui gruppi di pressione economici e politici che sollevano piazze e muovono marce su Roma, per poterli inchiodare di fronte alla pubblica opinione prima ancora che nelle aule di Tribunale.
Ecco perché quando si parla di legalità e sviluppo (sia al Sud che al Nord), bisogna intendersi bene sul significato da dare a queste che sembrano due magiche parole. Una espressione ormai abusata, – che suona bene nei comizi o nei dibattiti televisivi, proprio per la banalizzazione dei concetti che i due luoghi producono o consentono –, alla quale invece bisogna dare contenuti più precisi, articolati e persuasivi. È arrivato il momento, se si vuole essere coerenti con le promesse di pulizia e di lotta alla criminalità mafiosa, di porre la parola fine alla demagogia, al populismo, o peggio ancora all’accaparramento e mercato dei voti dietro la promessa facile di realizzare progetti che non modificano l’assetto attuale della società italiana.
Non è morale, se mai lo è stato, contrabbandare la necessità di sedare la fame di lavoro stabile di milioni di cittadini con promesse velleitarie e spesso dannose, al solo scopo di ingrossare le tasche già piene degli amici degli amici. Non crediamo di sbagliare se affermiamo che la lotta alla criminalità mafiosa è ben lungi dall’essere giunta ad un punto più che soddisfacente, proprio perché su questo fronte non si sono compiuti i passi in avanti che sulla carta spesso vengono enunciati. La politica italiana, e non solo la politica, denuncia ancora notevoli ritardi proprio sul versante della legalità e dello sviluppo, come si evince del resto dalla splendida relazione del Presidente Forgione.
Un’ultima annotazione, prima di concludere. Dalla costituzione della prima Commissione nazionale antimafia ad oggi, ci si è concentrati essenzialmente sulle organizzazioni siciliane, trascurando le altre manifestazioni criminali analoghe sparse nel restante meridione, con la conseguenza che oggi ci troviamo a dover fare i conti con la ’ndrangheta calabrese che è stata lasciata libera di rafforzarsi ed espandersi oltre i confini all’interno dei quali è germogliata. Sarebbe il caso di non commettere ancora una volta lo stesso errore. Da oggi in poi è d’uopo contrastare la mafia calabrese, senza perdere di vista la pugliese, la campana, oltre a quella siciliana, che, sebbene colpita in alcuni punti vitali nel recente passato, non per questo deve considerarsi sconfitta in via definitiva.
Trent’anni di Relazioni antimafia hanno dimostrato senza ombra di dubbio che l’Italia continua ad avere un diffuso deficit di legalità che attraversa obliquamente tutte le sue diverse componenti. Ed è questo uno dei motivi principali della crisi che oggi attraversa il nostro Paese che è contemporaneamente morale, sociale, istituzionale ed economica.
Come, quando e perché siano venuti meno il rispetto e la osservanza delle regole è, a nostro avviso, la questione sulla quale tutti dobbiamo sentirci impegnati a riflettere. Con l’avvertenza che la riflessione può diventare un inutile orpello se non è accompagnata da comportamenti virtuosi.

lunedì 4 gennaio 2010

LIBRI: PER LE EDIZIONI LA ZISA ANNA MAURO FIRMA 'STRACCHIOLITUDINE' =



Palermo, 4 gen. - (Adnkronos) - Raccontare la storia degli 'invisibili', coloro che non hanno voce in capitolo ma che cercano di imporre la loro presenza in una societa' che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo. Questo l'obiettivo che la palermitana Anna Mauro persegue nel saggio "Stracchiolitudine" in libreria per le Edizioni La Zisa.

Franca, la 'stracchiola' protagonista del libro, e' una delle tante donne invisibili: una donna mossa dal desiderio di essere libera che coltiva il desiderio di riscattarsi. Franca, nonostante tutto, e' una donna spassosa, esilarante, che ai margini della societa' non ci vuole stare 'manco scannata morta' e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: e' semianalfabeta.

Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna Anna Mauro sostiene di essere l'unica eccezione che conferma la regola 'L'ironia e' delle persone intelligenti'. Si definisce scriborroica e femminopatica.

martedì 15 dicembre 2009

Palermo 17, Presentazione del volume "Stracchiolitudine" di Anna Mauro, Edizioni la Zisa, pp. 128, euro 12


Giovedì 17 dicembre 2009 ore 18.00 - Kursaal Kalhesa
Foro Umberto I, n°21 - Palermo

La Casa Editrice La Zisa e l'Associazione Radici di Sole
sono liete di presentare il libro

‘Stracchiolitudine’
di Anna Mauro


Interverranno:
On. Pino Apprendi - Deputato ARS Respons. Biblioteca Regionale
Simonetta Genova - Docente
Enza Garipoli - Dir. Resp. Siciliamillennium
Dora Piraino - Docente

Quadri animati a cura dell'Associazione Radici di Sole
con Rosalia Barravecchia nel ruolo di Franca

Sarà presente l'Autrice



«Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
Eppure basterebbe ascoltarli, lasciandosi avvolgere dalle atmosfere dei luoghi in cui vivono, storditi dai suoni e inebriati dagli odori, per comprendere quale profonda saggezza possa annidarsi in questi animi.
La consapevolezza dell’essere pedina troppo piccola per influenzare un sistema che sembra non tenere conto della loro esistenza e la saggezza esistenziale che pure riesce ad elevarsi al di sopra della politica e delle convenzioni sociali.
Franca, la “stracchiola”, è una delle invisibili: è la libertà dell’essere, è la voglia di andare oltre, è la voglia di essere altro. È voglia di riscatto.
La stracchiola è babbaluci che vuole fuggire dalla pentola per non fare la tragica fine dei suoi simili: agonizzare e morire lentamente in un soffritto con le corna di fuori.
Bene! Detto così “Stracchiolitudine” sembrerebbe uno di quei libri che se lo leggi e hai la depressione, vai di filato a ricoverarti in una clinica per malattie psichiatriche, oppure uno di quei polpettoni “inchiummusi” che ti spappola i neuroni cerebrali e che ti fa fare due… grandi quanto una casa.
Invece no! La protagonista, Franca è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta.
La mattina che la mia fantasia l’ha visualizzata, ho cominciato a sghignazzare sommessamente (erano le prime ore dell’alba e temevo un ricovero coatto), l’ho guardata fissa negli occhi e le ho intimato: Vai Franca, provaci!
Acchiana i muri lisci e niesci! Urla la tua verità. In fondo dici cose che molti vorrebbero dire e non troveranno mai il coraggio di dire.
E ricordati… “È meglio morire con una risata che essere ricacciata nella pentola per finire …sucata!”». (dall'Introduzione di Anna Mauro)
Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.

lunedì 14 dicembre 2009

Davide Romano, “Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana”, Prefazione di Diego Novelli, La Zisa


Storie minime. Storie di uomini giudicati ''minori'' nelle colonne dei giornali, ma che possono rappresentare lo specchio di una comunita'. Fatti che meritano lo spazio di una ''breve'', ma che con Davide Romano diventano materia per il suo ''Nella citta' opulenta. Microstorie di vita quotidiana''. Il volume, con la prefazione di Diego ed edito da La Zisa/Koinè, racconta gli emarginati di Palermo, con le loro vite sconosciute che possono diventare note quando - per disperazione o per violenza repressa - si macchiano di qualche crimine piu' o meno grave. Romano ha tratto dalla cronaca degli ultimi cinque anni, pubblicata su varie testate, vicende che fotografano una realta', quella palermitana, nelle sue ombre e nelle sue luci, ''per ricordare ai disattenti che insieme alle vetrine illuminate ci sono anche zone estese di colpevole abbandono morale e materiale'', segmenti di vita vissuta che commuovono e irritano contemporaneamente. ''Sono trascorsi oltre trent' anni da un mio lungo soggiorno in Sicilia, inviato dal mio giornale, l' Unita' - scrive Novelli - dopo la lettura delle pagine di Romano sono rimasto profondamente colpito non solo dalla drammaticita' di queste microstorie di vita quotidiana che lui, con tanta sensibilita', ha raccolto, ma soprattutto dalle analogie con le storie con cui mi ero incontrato trent' anni prima, quasi che il tempo nella realta' siciliana non esista, si sia fermato''. ''Palermo - scrive ancora Novelli - vive le contraddizioni, le mode, i gusti, i drammi che vivono citta' come Roma, Milano, Torino, Parigi, Londra. Il dramma di un disoccupato che vuole buttarsi dal cornicione di un palazzo e' lo stesso in qualsiasi parte del mondo. Diverse ci fa capire l' autore sono le reazioni delle persone. E ce lo fa capire lasciando parlare gli uomini e le donne di questa sua amata e odiata citta', dando voce ai piu' deboli, schierandosi dalla loro parte''. Diciassette i capitoli del volume scritto dal giornalista freelance poco più che trentenne dedicati a ''I disperati della Noce''; ''Solo per amore''; ''Omosessualita' e fede''; ''Amore al citofono''; ''Cuore di boss''; ''Quando il prete s' innamora''; ''Scuole cattoliche e portatori di handicap''; ''Malacarne''; ''I sogni nel cassonetto''; ''Quel benedetto posto fisso''; ''La scoperta del mercato''; ''La mano dello scultore''; ''Una scuola di vita''; ''L' eremita delle Madonie''; ''Il coraggio di cambiare''; ''La pupara di Dio''; e ''Vita da squatters''.

DAVIDE ROMANO (Palermo, 6 ottobre 1971), giornalista, editore e scrittore. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato i volumi: “L’amore maldestro” (2001), “La linea d’orizzonte tra carne e Cielo” (2003), “La buriana e altri racconti” (2003), “Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana”, Prefazione di Diego Novelli, (2003, 2004), “L’anima in tasca” (2004), “Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia” (2005), “Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre” (2005), “Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera” (2005), “La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”, Presentazione di Marcelle Padovani, Prefazione di Anna La Rosa. Con un contributo di don Vitaliano della Sala (2007) e Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Presentazione di Italo Tripi. Prefazione di Oliviero Diliberto (2009).

Davide Romano, La buriana e altri racconti, (ed La Zisa, pagg. 88)



Sono piccole storie, giocate piu' filo del paradosso e del sarcasmo, che colgono momenti, aspetti ed esperienze che tutti abbiamo vissuto, almeno una volta, nel corso della nostra vita. Sei piccoli spaccati di vita quotidiana che sembrano riecheggiare l'ironia narrativa di Heinrich Boll e Stefano Benni o il caustico disincanto di Luis-Ferdinand Celine. Come, ad esempio, la vicenda del quadro, regalo di nozze ad una coppia di sposini da spot pubblicitario che decidono, non comprendendone il valore artistico, di regalare ad un conoscente antipatico. Un quadro che passera' poi di mano in mano sino a fare una fine indecorosa. Quasi una parabola laica dell'amore per il brutto e dell'insipienza dei nostri tempi. O quella, oltremodo attuale, della cartomante che, dietro un'improbabile coreografia, un eloquio altisonante e uno scoop imbonito ad uno sprovveduto giornalista, nasconde la sua vera arte di borseggiatrice. Ma c'anche la parodia del Potere sempre pronto a correre i cento metri delle dichiarazioni a raffica anche su fatti insignificanti che meriterebbero solo l'onore di poche righe. O la contraddizione dell'insegnante ligia al dovere e sinceramente compenetrata del suo ruolo sociale che respinge con sdegno la richiesta di una raccomandazione, non sapendo di essere anche lei debitrice per la sua carriera all' “interessamento” di un onorevole. C'e' soprattutto, in queste pagine (in particolare nel racconto Il viaggio ), l'insoddisfazione quasi brancatiana di vivere in una realta' provinciale e chiusa come quella siciliana. E, unitamente a questa, la voglia di fuggire lontano verso altre dimensioni culturali ed esistenziali, in terre che si presuppongono migliori. Ma i sogni, purtroppo, non sempre si avverano e comunque non per tutti. Rimane, ed ancora peggio, l'idealizzazione di una possibile alternativa. Una meravigliosa isola di Utopia relegata chissa' dove nel tempo e nello spazio. Ma quando ci si rende conto – ed e' questa amara consapevolezza, che in fondo attraversa tutto il libro, a colpire – che tra realta' immaginazione vi e' un muro invalicabile, altro non resta che lanciare uno sberleffo liberatorio al mondo intero (e anche a se stessi).




DAVIDE ROMANO (Palermo, 6 ottobre 1971), giornalista, editore e scrittore. Ha scritto e scrive per numerose testate, tra le quali: Il Giornale di Sicilia, Il Mediterraneo, La Repubblica, Centonove, Antimafia2000, L’Ora, La Rinascita della Sinistra, Jesus, Avvenimenti, L’Inchiesta Sicilia, Narcomafie e Riforma. È stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato i volumi: “L’amore maldestro” (2001), “La linea d’orizzonte tra carne e Cielo” (2003), “La buriana e altri racconti” (2003), “Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana”, Prefazione di Diego Novelli, (2003, 2004), “L’anima in tasca” (2004), “Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia” (2005), “Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre” (2005), “Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera” (2005), “La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo”, Presentazione di Marcelle Padovani, Prefazione di Anna La Rosa. Con un contributo di don Vitaliano della Sala (2007) e Girolamo Li Causi, “Terra di Frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-1960”. A cura di Davide Romano. Presentazione di Italo Tripi. Prefazione di Oliviero Diliberto (2009).

Opera/ Le trame dei libretti cosi' ingenue, assurde e paradossali (La Zisa)


--IL VELINO SERA-- Roma, 11 DIC (Velino) - Storie ingenue, personaggi approssimativi, situazioni noiose. Leggere i libretti d'opera, prima di entrare a teatro, e' spesso impresa ostica e puo' provocare reazioni opposte a quelle immaginate dagli autori, tipo scoppi di ilarita' in occasioni che, al contrario, dovrebbero ispirare la piu' viva commozione. La scrittrice Cristina Bobbio, appassionata di opera e cresciuta in una famiglia di musicisti, ha cominciato da alcuni anni ad analizzare i testi dei libretti in maniera leggera e ironica rilevandone le incongruita' e accentuando nel contempo gli aspetti peculiari del melodramma, gli stessi che continuano ad appassionare milioni di cultori in tutte le parti del mondo. "Ho sempre lamentato l'incomprensibilita' dei libretti - spiega la scrittrice al VELINO -. Un problema che adesso e' stato risolto facendo scorrere i sottotitoli a teatro, ma che fino a pochi anni fa impediva alla maggior parte delle persone di capire cose stesse succedendo in scena". Da queste osservazioni e' nato il libro "Papagena, zuccherino mio.
Guida semiseria ai libretti d'opera" (La Zisa), in cui Bobbio ha riscritto a mo' di fiabe alcuni libretti d'opera restando il piu' possibile fedele alla trama. "Ho voluto scrivere racconti divertenti - dichiara -, sdrammatizzando e inserendo scenette umoristiche, ironia e tanti dialoghi specialmente nelle storie piu' tragiche".

A essere prese di mira soprattutto le opere drammatiche di Giuseppe Verdi. "Sono le piu' inconcepibili per logica e psicologia dei personaggi - evidenzia Bobbio -. Hanno trame assurde che solo la musica riesce a sublimare. Se isolassimo il libretto e la trama togliendo la musica, resterebbe un racconto buffo. Sono diversi gli episodi incongruenti da rilevare. Nel 'Trovatore' la zingara protagonista dell'opera, per vendicarsi del potente Conte che le aveva uccisa la madre mandandola sul rogo, si vendica rapendo il figlio piccolo del nobile e lo getta nel fuoco. Pero' si sbaglia e lancia tra le fiamme un altro neonato che stava tenendo in braccio che e' suo figlio.
Uno scambio di bambini che onestamente e' inconcepibile possa accadere". Assurdo, sottolinea Bobbio, anche il finale dell'"Aida". "Lei e Radames sono sepolti nella cripta, mentre di fuori Amneris piange e prega sulla tomba credendo che lui sia morto e invece si sta 'divertendo' pochi metri li' sotto". Ma la scrittrice mette alla berlina anche i personaggi delle opere verdiane. "Spesso sono ridicoli - afferma -. Penso ai comportamenti assurdi di Alfredo Germont de 'La Traviata' o a Radames che pare un pagliaccio se non addirittura un pallone gonfiato. Le donne vincono tranquillamente il confronto perche' fanno migliore figura ed escono meglio dalle trame".

A differenza di Verdi, Mozart difficilmente e' paradossale e assurdo. "I libretti dei lavori mozartiani filano - dichiara Bobbio -. Vi si trovano anche li' situazioni strane e poco normali, ma nel complesso le trame sono piu' logiche rispetto a quelle delle opere drammatiche verdiane. Almeno sono piu' coerenti e questo grazie al librettista Da Ponte". Per la scrittrice, un lavoro "assolutamente perfetto anche dal punto di vista del messaggio filosofico" e' "Il 'Flauto magico". "Ha una trama lineare, non ci sono incongruenze o sbavature - spiega -.
Anche la musica si potrebbe quasi ascoltare in mistico silenzio, in una stanza chiusa, senza vedere nulla. Pero' e' difficile da mettere in scena perche' e' un'opera molto complessa anche dal punto di vista intellettuale". Perche', nonostante queste "stranezze" nelle trame, il melodramma raccoglie da secoli un successo planetario? "E' merito dell'insieme, di quel cocktail di elementi che e' il teatro - risponde Bobbio -. Non bisogna isolare la musica dalle parole e dalla storia, perche' l'opera e' tutto questo e un elemento ha bisogno dell'altro. E infatti presentare, come spesso fanno, un'opera in forma di concerto, cioe' senza costumi, e' un'assurdita' perche' l'opera finisce per essere snaturata.
E' una forma d'arte che va svolta in teatro, o comunque ci deve essere un palcoscenico. Del resto nasce nel '500 con Monteverdi dal 'recitar cantando'. L'insieme di trama, libretto, musica, orchestra e costumi costituiscono l'opera - sottolinea la scrittrice -. Tutto l'assieme crea il fascino dell'opera. E questo fascino riesce a mascherare anche le situazioni piu' incongruenti generate da trame assurde e paradossali". (gat) 111926 DIC 09 NNNN

domenica 13 dicembre 2009

Recensione de “Il Giornale”: “I campieri di Cristo, mirabile affresco della Sicilia anni '50” di Mariateresa Conti


L'eterna lotta tra potenti e poveri nel nuovo romanzo del giornalista palermitano Nonuccio Anselmo. La guerra tra confraternite durante la Settimana santa diventa metafora della voglia di riscatto dei più deboli da tutti i soprusi.

Di chi è Gesù Cristo? Dei nobili che per blasone e tradizione da anni curano la deposizione del Venerdì Santo? O del popolo, che da quella cerimonia è sempre stato escluso e che finalmente trova il coraggio di rivendicare il proprio diritto, nel nome di un Cristo morto per tutti? E dove porta questa guerra del Cristo, in un paesino fine anni '50 dove ancora vivi sono gli echi della guerra del feudo, spenta nel sangue dai mafiosi legati a doppio filo ai signori del feudo?
È uno splendido affresco di una Sicilia antica e al tempo stesso immortale quello tratteggiato nel romanzo «I campieri di Cristo» del giornalista e scrittore Nonuccio Anselmo (edizioni La Zisa, 13 euro). Una Sicilia di provincia che Anselmo, una vita al Giornale di Sicilia del quale è stato caporedattore, ha descritto to già nei primi due suoi romanzi - «Farmacia Bisagna» e «I leoni d'oro» - e che ancora una volta offre molto da raccontare, se guardata con l'occhio attento del cronista che, appunto, osserva ciò che si offre alla sua vista.
Anche ne «I Campieri di Cristo» c'è un cronista che ha il sapore dell'antico storico: il maestro Brasi Ferrante, che dopo aver educato frotte di ragazzini, una volta andato in pensione, si dedica alla vera passione della sua vita, osservare e annotare, nel suo diario.
Ed è davvero un avvenimento storico quello che Brasi Ferrante annota nell'anno di grazia 1957: lo stravolgimento della tradizione che da anni si perpetua nella Settimana Santa, tradizione che prevede che la deposizione del Cristo morto sia appannaggio della Confraternita dei Bianchi. Sì, perché nell'anno di grazia 1957 accade che la Confraternita dei Rossi, che trova il suo capopolo in un giovane cresciuto a rabbia, lavoro e fatica, Luca Stellario, quel Cristo lo ruba, sotto il naso ai nobili, in uno storico Venerdì santo. Perché Cristo, almeno lui, è di tutti.
Il racconto si dipana snello, coinvolgente, tra le cronache del maestro Ferrante e l'azione vera e propria dei protagonisti, concentrata in pochi incalzanti giorni. Ne viene fuori un affresco mirabile, specie per l'attenzione che Anselmo, amante della storia e del folclore (ha scritto anche diversi saggi), dedica alla descrizione dei riti della Settimana santa, ancora molto sentiti in larga parte della Sicilia. Una descrizione non didascalica. I riti, attraverso i protagonisti del romanzo, vengono vissuti dall'interno. Con un finale amaro, un po' a sorpresa, che in fondo fa da corollario a tutta la vicenda.

lunedì 7 dicembre 2009

In libreria, Cristina Bobbio, “Papagena, zuccherino mio. Guida semiseria ai libretti d’opera”, ed. La Zisa, pp. 136, euro 9,90


Leggere i libretti d’opera, prima di entrare in teatro, può risultare un’impresa ostica e noiosa. Addirittura può suscitare reazioni opposte a quelle immaginate dagli autori, come scoppi prolungati di ilarità su personaggi e situazioni che, al contrario, dovrebbero ispirare la più viva commozione. Anche le storie che vi si raccontano sono spesso troppo ingenue, per tacere della psicologia dei personaggi, non di rado confusa e approssimativa. Ma la magia coinvolgente dell’opera lirica non si spiegherebbe, se non tenessimo conto della musica che accompagna il canto dei protagonisti.
Il libro di Cristina Bobbio affronta con leggerezza ed ironia i testi dei libretti, rilevandone le incongruità e accentuando nel contempo gli aspetti peculiari del melodramma, gli stessi che continuano ad appassionare milioni di cultori in tutte le parti del mondo.

Cristina Bobbio, genovese di nascita, ha collaborato alla rivista Urbs, Silva et Flumen dell’Accademia Urbense di Ovada (Alessandria) con articoli su Emanuele Borgatta, pianista e autore melodrammatico del primo Ottocento. Sulla stessa rivista è comparso un suo studio dedicato alla storia del teatro lirico di provincia. Ha pubblicato il romanzo breve “Tina e lo straniero, sei storie genovesi”, Genova, 2008.

giovedì 3 dicembre 2009

Arriva in libreria - Anna Mauro, "Stracchiolitudine", Edizioni la Zisa, pp. 128, euro 12




«Accanto al mondo dei potenti e dei conformisti ne esiste un altro parallelo. È il mondo degli invisibili, di tutti coloro che non hanno voce in capitolo, eppure eccedono nei gesti, nella voce, nell’uso delle parole, come a volersi imporre su una società che tende ad ignorarli e che per loro nutre un profondo disprezzo.
Eppure basterebbe ascoltarli, lasciandosi avvolgere dalle atmosfere dei luoghi in cui vivono, storditi dai suoni e inebriati dagli odori, per comprendere quale profonda saggezza possa annidarsi in questi animi.
La consapevolezza dell’essere pedina troppo piccola per influenzare un sistema che sembra non tenere conto della loro esistenza e la saggezza esistenziale che pure riesce ad elevarsi al di sopra della politica e delle convenzioni sociali.
Franca, la “stracchiola”, è una delle invisibili: è la libertà dell’essere, è la voglia di andare oltre, è la voglia di essere altro. È voglia di riscatto.
La stracchiola è babbaluci che vuole fuggire dalla pentola per non fare la tragica fine dei suoi simili: agonizzare e morire lentamente in un soffritto con le corna di fuori.
Bene! Detto così “Stracchiolitudine” sembrerebbe uno di quei libri che se lo leggi e hai la depressione, vai di filato a ricoverarti in una clinica per malattie psichiatriche, oppure uno di quei polpettoni “inchiummusi” che ti spappola i neuroni cerebrali e che ti fa fare due… grandi quanto una casa.
Invece no! La protagonista, Franca è una donna spassosa, esilarante, che ai margini della società non ci vuole stare “manco scannata morta” e che per questo decide, alla pari di politici, assassini e presentatori televisivi, di scrivere il suo libro per averlo pubblicato. Un solo, piccolo neo: è semianalfabeta.
La mattina che la mia fantasia l’ha visualizzata, ho cominciato a sghignazzare sommessamente (erano le prime ore dell’alba e temevo un ricovero coatto), l’ho guardata fissa negli occhi e le ho intimato: Vai Franca, provaci!
Acchiana i muri lisci e niesci! Urla la tua verità. In fondo dici cose che molti vorrebbero dire e non troveranno mai il coraggio di dire.
E ricordati… “È meglio morire con una risata che essere ricacciata nella pentola per finire …sucata!”». (dall'Introduzione di Anna Mauro)
Nata e radicata a Palermo dal lontano 1957, dove vive ed insegna (per la precisione vive a casa sua ed insegna in un liceo cittadino) sostiene di essere l’unica eccezione che conferma la regola “L’ironia è delle persone intelligenti”. Si definisce scriborroica e femminopatica.